Italiani o marcheschi

Venetisti e Italioti? No, grazie!

di Massimo Tomasutti

italiotiDare degli “italioti” ai veneti e non veneti che avversano le istanze politiche, storiche e culturali indipendentiste lo trovo errato almeno su tre livelli.

Primo: sì offre “il destro” per dequalificare il dibattito politico e Culturale facendolo scadere al livello di inciviltà dialettica.

Secondo: nella dialettica è sempre bene attribuire il giusto nome alla propria antitesi poiché così facendo non si lascia scampo a scorciatoie invalidanti.

Terzo: sì deve avere l’orgoglio di “dimostrare” la propria superiorità culturale e contenutistica attraverso l’uso appropriato di parole e concetti.

Lo stesso dicasi quando ci si imputa di essere “venetisti”. Termine anch’esso epistemologicamente “vuoto” che – se a noi rivolto – squalifica automaticamente il nostro interlocutore.

Italiani e Marcheschi dunque! Solo questi due “stigma” connotativi hanno effettivamente Valore epistemologico e storico. Pensateci… dobbiamo elevarci culturalmente …ricordatelo!


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9 risposte a Italiani o marcheschi

  1. Ben ha detto:

    non importa se non la pubblicate, ma la mia idea di VENETI equivale EBETI, perchè? Solo capaci di lamentarsi, “rognare” per ogni cosa…poi quando possono decidere di cambiarela o quantomeno tentare di modificare la situazione politica dando un segnale forte “almeno con il voto”, che fanno? VOTANO ZAIA…ma quali venetisti, indipendentisti,hahahaha.. veneti = gente zotica, solo capace di criticare tutto ma quando si deve tirare fuori le palle scappano come conigli….oltre a vergognarmi quando all’ estero devo dire che vengo dall’ itaGlia e sentendomi apostrofare come MAFIOSO, giustamente, ora mi vergogno anche di essere parte di questa ciurma di stupidi che credono di essere furbi mentre si fanno “piombare” dal nemico (lega, roma)….solo una rivoluzione sanguinosa (ma con il coraggio dei suddetti veneti, mi vien che ridere) potrebbe liberarci dal giogo e dall’ imminente catastrofe creata dai poteri mondiali, sostenuta dai cattocomunisti e dal VATICANO….se potete , cari Veneti, svegliatevi, la fine è prossima!

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  2. roberto ha detto:

    mah,
    mi permetto un’osservazione (senza polemica ovviamente).
    pur essendo vero che noi usiamo il termine ‘italiota’ con poco rispetto (ormai per esasperazione in quanto l’italia ignora il nostro volere, e quindi dignità, se non addirittura lo bandisce), da quello che io so si tratta di un termine che sta all’origine di ‘italiano’. o meglio, era usato in magna grecia per indicare la popolazione di quella porzione dell’entroterra di quella che oggi noi chiamiamo calabria.

    la differenza sta nel fatto che ‘venetista’ lo ha inventato molto recentemente l’italia per limitare chi di noi sta alzando la testa ed è quindi da isolare (suggerimento implicito), ‘italiota’ invece esiste da minimo due millenni.
    pur avendo capito e condiviso il messaggio dell’articolo userei qui una metafora:
    è pur vero che il rispetto è una grande cosa, mi chiedo però quanto ci giovi fare gli onesti con il ladro che abbiamo in casa (cioè fare i ‘superiori culturalmente’ verso i poco rispettosi ignoranti).

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    • Massimo Tomasutti ha detto:

      Caro Roberto, il termine deriva effettivamente dalla Magna Grecia e stava ad indicare ”certe” caratteristiche, al tempo, (già) attribuite agli ”italiani”, quali opportunismo e strafottenza. Ossia era già ”in origine” un termine che connotava negativamente … l’avversario. Ora se noi vogliamo interloquire con l’altra parte è bene che assumiamo una dialettica ”spuria” da aggettivazioni inutilmente polemiche. Dovremo fare lo sforzo di concentrarci maggiormente sui ”contenuti” poichè così – e solo così – si possono maggiormente smascherare i ”ladri’ …. la chiarezza contenutistica, culturale paga sempre!

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      • roberto ha detto:

        la ringrazio per la risposta.
        non controbatto in quanto la linea di principio la condivido pienamente (come ho scritto nel mio precedente commento) pur rimanendo comunque dell’opinione che ad una mia apertura deve corrisponderne una anche dall’altra parte, altrimenti si instaura un rapporto di rispetto a senso unico. uno dei due, per forza di cose, è costretto a soccombere (la nostra storia in questi ultimi 200 anni).

        rubo qualche riga uscendo dal tema e mi riferisco al significato del greco ‘italiotes’, lo lessi qualche anno fa e forse ricordo male, ma non indicava spregio, anzi.
        nascerebbe da re italo (re degli entori, se ricordo bene). questo re, per alcuni studiosi saggio per altri tiranno, diede il suo nome alla sua terra e popolo, cioè italia e itali (oggi sarebbe l’entroterra a sud della calabria, e la vera calabria, a quel tempo, era sotto l’apulia -oggi puglia del sud, il ‘tacco’-).
        accadde una cosa pressochè identica al nord della penisola, dove il conte tirol diede il suo nome ai vari popoli in tirolesi, e tirolo alle terre che ebbe conquistato (noi l’abbiamo scampata, ma marino falier non era poi così lontano).
        in seguito i romani iniziarono le proprie conquiste e approfittando del ‘buon’ nome ‘italia’ (frutto della saggezza o sottomissione?) lo estesero un po’ alla volta fino al nord della penisola. ovviamente ‘italia’ era inteso come riferimento e non come nome di nazione (infatti: italia gallia hispania dacia ecc. tutto era spqr).
        fatto curioso, dopo il latino il nome italia passò nel popolare ‘itaglia’.

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  3. Roberto ha detto:

    Marcheschi???? Ma che roba è??? Dai non dobbiamo assolutamente inventare parole nuove come quello stupido che si è inventato la padania.
    Noi siamo Veneti.

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    • Massimo Tomasutti ha detto:

      Caro Roberto, ahi ahi ….”Marcheschi” erano coloro (Veneti, intendendo un concetto comunitario che da Bergamo andava a Perasto) che desideravano rimanere od essere ”sotto il dominio della Repubblica di San Marco”. Quelli per intenderci che sia dopo Agnadello che nelle Pasque Veronesi si fecero massacrare piuttosto di cambiare regime … ecco è proprio questo il ”gap” culturale di cui parlavo prima …. occorre conoscre benissimo la propria storia … altrimenti ci si limita ad usare ”italioti” e poi inevitabilmente soccombere nel confronto storico-culturale … purtroppo.

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    • roberto ha detto:

      roberto, so che non era rivolto a me, ma vorrei esporre una riflessione.
      prendo per buono il suo commento soprassedendo alla contestualizzazione mancata, da chi e come è nato ‘marchesco’ e ‘padania’, però mi chiedo:
      il nome ‘veneti’, vecchio almeno di 3000 anni, ha sucitato in questi 150 anni una presa di coscienza di noi veneti? ci è stato d’aiuto?
      alla festa dei veneti, a cittadella, ho sentito dubbi da parte di varie persone riguardo i movimenti indipendentisti.
      ‘se deventemo libari, sti coà i fa conpagno de l’italia’, dicono.
      eppure il nome ‘veneto’ c’è in quasi tutti i movimenti.
      ho sentito diverse persone che avrebbero accettato volentieri il nome ‘par s.marco’.
      è un dato di fatto non una mia interpretazione.

      e poi, perchè portare spudoratamente il gonfalone di s.marco, senza rispetto, in vari eventi con il solo scopo di trascinare la gente all’indipendenza?
      in quei casi il gonfalone marchesco torna utile?
      personalmente ho dispiacere quando lo vedo trattato così.
      allora sarebbe coerente che i veneti non lo usassero se non si sentono serenissimi marcheschi.

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  4. Massimo Tomasutti ha detto:

    Caro Roberto su Veneti e gonfalone di San Marco ne ho scritto anche ”qui” – in Vivere Veneto -, abbastanza ….. sono riflessioni articolate, lunghe, talvolta anche ostiche. Moltissimo ci sarebbe da dire e moltissimo da approfondire … chissà, occorrerebbe aprire un Convegno allo scopo.

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    • roberto ha detto:

      in effetti convegni, conferenze o riunioni di vario genere e argomentazione (purchè culturale, storica, e di arte) sono a mio avviso le uniche cose a noi utili. i movimenti, pur facendo la loro parte, secondo me stanno buttando forze, tempo e danaro. un gioco che non vale la candela.
      siti come questo invece offrono un’informazione e dialogo più vicini all’anima di popolo, forse con una metabolizzazione più lenta, ma d’altra parte la natura stessa ci dice che tutto ciò che è lento è durevole e viceversa, tutto ciò che è veloce è pracario.

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