L’Indipendentismo Veneto nel tempo della ”Biopolitica”

di Massimo Tomasutti

Una critica all’indipendentismo Veneto

veneto-stato-muroNon ho, ovviamente, niente contro Indipendenza Veneta ed il suo leader, Alessio Morosin, nè tantomeno nutro dell’ostilità verso la variegata galassia indipendentista veneta. Anzi, com’è a tanti noto, l’Indipendenza del mio/nostro Veneto (con Venezia Capitale) la sogno da un pò di tempo. Credo anche che tutte le critiche storiografiche e ”formali” fin qui avanzate contro il possibile risorgere di uno Stato Veneto, ispirato ai principi ed agli antichi valori ‘serenissimi’, siano perfettamente ”smontabili”. Se non altro – lasciando pur perdere le dotte analisi storiche e filosofiche di un Carlo Lottieri o di un Paolo Luca Bernardini -, parimenti constatando che tutte le ”nazioni”, e ugualmente quella italiana, sono costruzioni storiche artificiali. Una realtà oggi più che mai facilmente intuibile (e constatabile) anche senza aver letto i lavori degli storici Sergio Romano e di Carlo Alberto Banti.

E allora, direte voi, qual è la critica che complessivamente formuli all’indipententismo veneto? Quella di non aver saputo elaborare una proposta teorica e politica all’altezza dei tempi ”nuovi” che viviamo; che i territori veneti vivono. All’altezza, cioè, del paradigma disciplinare Biopolitico.

Si prenda, ad esempio, il pur interessante e dotto saggio dell’Avvocato Alessio Morosin, “Auto-determinazione. Come ri-conquistare l’Indipendenza del Veneto, da uno Stato baro, in modo pacifico, con la democrazia e il diritto” (Edizioni e Grafica Lonigo, 2013). Un testo che, quasi ontologicamente, pre-suppone la Dipendenza storica e giuridica del Veneto ”solo” dallo Stato italiano centralizzato e romano-centrico. Insomma, per Morosin la via dell’Auto-determinazione – Liberazione – dello Stato Veneto passerebbe, solo ed esclusivamente attraverso la rescissione per via referendaria di quel Contratto notoriamente ‘viziato’ all’origine (chiamiamolo così) instaurato dal Veneto, nel 1866, con il Leviatano ed oppressore Stato italiano.

La bio-politica

Parlamento1Uno Stato, tuttavia, che, nelle sua ”forma-stato”, oggi non è certamente più quello del 1866 e che, piaccia o meno, non dispone più di un Grande Potere Unico. La Costituzione con il suo famigerato art. 5 (”una e indivisibile”), la Corte Costituzionale, il governo che impugna i vari referendum regionali, i corpi di polizia, ecc. non costituiscono più, tutti assieme, ”il Potere Unico”, con la relativa stanza dei bottoni, ma infinite terminazioni, dispositivi – ”reti” -, di un potere diffuso che imbriglia, imprigiona tutti i cittadini veneti e non veneti. Sono, infatti, ”dispositivi” funzionali ad un potere straordinariamente parcellizato, microfisico, (Max Weber e Michel Foucault) che arriva fin dentro le nostre case, dentro i nostri letti.

Insomma anche se con il Referendum indipendentista si ”espugnasse”, per così dire, Palazzo Chigi, statene certi che lo troveremmo ”vuoto” poichè, anch’esso, è solo un terminale – o un dispositivo – di una rete di potere ben più estesa, ‘microfisica’. Al mantenimento di questo estesissimo network di potere parcelizzato noi cittadini veneti ed italici (ma anche europei e mondiali) partecipiamo tutti incosapevolmente. Si, lo interiorizziamo e ce ne facciamo dirigere credendolo ‘naturale’ – la bio-politica per l’appunto!

Noi Veneti potremmo, così, certamente ”conquistare” il diritto a celebrare il Referendum indipendentista, a veder riconosciuta la nostra Nazione, ma nelle società contemporanee per cambiare il Potere occorre ”conquistare” anche e soprattutto gli ambiti di vita minimi. Quelli diffusi nei reticoli sociali che ognuno di noi vive quotidianamente. Capito? Non esiste più il famigerato ”primato della politica”. La Politica, mandatelo bene a mente, è invece del tutto impotente rispetto all’odierna Biopolitica ed ai suoi dispositivi di controllo.

La dipendenza biopolitica in Veneto

Gazebi legaNel Veneto la ”dipendenza” biopolitica si incardina secondo me in questi cinque diversi e principali dispositivi (altri ancora certamente ve ne sono).

1) Attraverso il controllo ramificato della Rappresentanza politica da parte di un Partito come la Lega Nord che ha prodotto, nel tempo, la non marginale possibilità di essere legittimato maggiormente a Roma o a Milano che non in Veneto dai suoi elettori. Luca Zaia, in questo senso, ha ricercato, alimentato e prodotto un vasto, legittimo e trasversale (democristiano quasi) ”voto clientelare”.
Un Governatore, quindi, che è stato scelto sia a Milano che a Roma, e che si è imposto, nel Veneto, sponsorizzato e sostenuto dai meccanismi consensuali – ramificati -, attuati da Matteo Salvini. Come deve reagire, a questo strapotere leghista, l’indipendentismo veneto? Quali proposte concrete? Credono che basti agitare la possibilità referendaria per sorpassare, oggi e domani, consensualmente la Lega?

2) Attraverso il controllo dell’economia attuato attraverso i tanti miliardi spesi per le faraoniche Grandi Opere. Opere che hanno creato solo ”clientele”, tanti problemi e pochi vantaggi senza assicurare un adeguato sviluppo della Regione. Un turismo predatorio (accompagnato da un certo, diffuso consenso sociale) ha poi devastato (e devasta) Venezia generando flussi consistenti di denaro (dipendenza) ma nessun vero sviluppo economico della città. Che pensano gli indipendentisti veneti della necessità di contribuire affinchè si rilanci la Regione con la sua Città Capitale?
Che tipo di studi, proposte, progetti, stanno mettendo in piedi?

3) Attraverso il controllo culturale e linguistico capillare attuato sulla ”lingua veneta”; un controllo multidirezionale diretto ad impedire, e/o ostacolare, una possibile ”standarizzazione” della stessa. La Lingua Veneta, come costrutto collettivo immateriale proprio delle tante comunità venete, corre oggi il serio pericolo di sparire o di essere culturalmente ‘rimossa’. Quale ruolo strategico ricopre nei movimenti indipendentisti veneti la tutela ed il rilancio della lingua veneta? Perchè questa vitale questione viene messa spesso in secondo piano?

4) Attraverso il ”controllo militare” di tante aree del territorio veneto. Le ”servitù militari” nel Veneto sono tante (troppe) ed è un grande ”male”. Vicenza, Padova, Treviso registrano – ancora in questi ultimi anni – ”presenze” militari definite strategiche ma che, in realtà, costituiscono un pervasivo dispositivo di dipendenza (mentale, sociale). Quali le proposte indipendentiste su questo problema?

LIngua Veneta Difesa5) Attraverso il controllo storico e culturale – antropologico -, della storia e delle tradizioni venete. Oggi pochissimi veneti conoscono ”davvero” la storia e le tradizioni del proprio territorio. E pochissimi sono coloro che le difendono politicamente dalla loro strisciante rimozione pubblica. Eppure l’affermazione, lo sviluppo culturale, del ”diritto” di conoscenza storica riguarda tutti noi veneti. Un diritto ‘negato’ che tocca la stessa costruzione delle nostre identità personali. La sua palese negazione per via istituzionale è un segnale doloroso ed inequivocabile. Come mai i partiti indipendentisti sono spesso ‘timidi’ anche su questa vitale problematica? Anche qui, perchè rimandare tutto alla auspicabile nuova Repubblica Veneta e non lottare concretamente per far saltare politicamente, culturalmente – ora, qui -, questo pervasivo ”dispositivo” di controllo esistente?

Credete voi che se il Veneto ottenesse domani l’Indipendenza questi ”dispositivi della dipendenza” non persisterebbero ancora? Si, esisterebbero ancora, purtroppo, poichè siamo noi stessi, come veneti, che li teniamo in piedi con il nostro consenso, con la nostra quotidiana antropologia culturale, con le nostre ”assimilazioni” mediatiche e sociali, in una parola le nostre ”assoggettazioni”! Sarebbe, invece, la loro complessa, estesissima rimozione politica ed antropologica il decisivo lavoro – faticoso – da intraprendere.

Senza ”questa” rimozione, il Veneto farebbe, probabilmente, la stessa identica fine dei tanti stati post-coloniali: formalmente indipendenti ma, in realtà, governati – disciplinati -, dalle tante ”reti” biopolitiche mondiali (economiche e sociali). Ecco, tutto questo, in qualche misura, lo ‘dovevo’ ai tanti che ci credono. Spero che qualcuno possa farne – se lo crederà opportuno – buon uso.

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8 risposte a L’Indipendentismo Veneto nel tempo della ”Biopolitica”

  1. roberto ha detto:

    concordo specie in questa frase chiave:
    ”Al mantenimento di questo estesissimo network di potere parcelizzato noi cittadini veneti ed italici (ma anche europei e mondiali) partecipiamo tutti incosapevolmente. Si, lo interiorizziamo e ce ne facciamo dirigere credendolo ‘naturale’.”

    aggiungerei un altro punto (per come la vedo io):
    la religione o comunque tutto ciò che si intende per ‘mondo spirituale’.
    la guerra cristiano-mussulmana crediamo sia finita con lepanto e vienna ma non è così.
    oggi come oggi abbiamo sotto gli occhi gente di altri credi che vuole vivere qui.
    sappiamo anche che le pretese si fanno vive quando i numeri si fanno consistenti, appoggiate, in oltre, dai cittadini che ‘soffrono’ della modalità mentale indotta che hai spiegato sopra.
    pare di poco conto ma la religione, assieme all’espansione territoriale, è stata motivo di guerre e crimini disumani, oltre che essere sfruttata dall’uomo con un ‘fare’ affatto spirituale ma politico, e usata dal potere laico per una ‘politica travestita da dio’ (vedi: l’italia che schiava di roma iddio la creò).

    forse, come dice mauro corona, tornare alla manualità ci aiuterebbe a metterci nella via del vero contatto con il mondo naturale, lo sforzo sucessivo sarà di capire cosa cambiare in tutto questo inquinamento mentale per ritenuto da noi ‘normale’.

    come conclusione concordo al 100% l’ultima frase in grassetto.

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  2. Luciano ha detto:

    Concordo pienamente con l’articolo di Tomasutti e…quindi…purtroppo la nostra voglia di indipendenza da quello schifo di nazione che si chiama Italia, vista la situazione attuale, dovremo incartarcela e metterla via…a meno che…non si cominci a usare le maniere forti, ma a queste, noi veneti, non ci crediamo, anzi, non vogliamo proprio romperci le palle più di tanto, ci accontentiamo e abbassiamo la testa e diciamo “siorsì, paron”.

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  3. alex75 ha detto:

    Beh, credo che l’analisi della qui chiamata dipendenza biopolitica del Veneto, sia elementare, risaputo e altrettanto inutile per chi frequenta la politica veneta. Tanto meglio per chi auspica una futura indipendenza. Rendersi conto dei 5 punti espressi per un indipendentista credo sia cosa fatta da anni, forse è chi si cimenta adesso che se ne accorge! Sul referendum, o qui erroneamente citata come la soluzione di Morosin, (lo è del suo movimento e non personale, anche se ha scitto il libro), vuol dire avere capito e avviato il risveglio della consapevolezza di essere un popolo (e quindi lingua, storia, economia, etc); ed essere già passati all’azione per cercare di fare breccia sul potere sopracitato, con qualcosa di concreto da proporre alla gente comune ma anche ai media e ai nemici del Veneto libero.
    Non sovviene all’autore, che il concentrarsi della lega sul non fare eleggere un Morosin in consiglio (con tutti i mezzi, e con la lista civetta ci sono riusciti), sia stato per il “terrore” di avere una spina nel fianco, nel loro eseguire il governo del Veneto sotto gli italiani Salvini (partito), Renzi (istituzione).
    Giudico quindi, questi ragionamenti già superati dai movimenti indipendentisti, che per quanto criticabili e ancora troppo acerbi, HANNO IL GRANDE MERITO DI AVER PORTATO A DECINE DI MIGLIAIA DI VENETI LA CONOSCENZA DI UN POSSIBILE FUTURO DIVERSO DAL DECLINO DI QUESTO STATO MAFIOSO!!
    Che la stada sia lunga e impervia, e oggettivamente ancora difficile da individuare credo purtroppo sia inutile dirlo!
    VENETO LIBERO!!!

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    • roberto ha detto:

      io non sono iscritto a nessun movimento però osservo loro e i ‘liberi volonterosi veneti’.
      devo dire che una cosa è prendere COSCIENZA di una manipolazione capillare sottopelle (come descritto nell’articolo), un’altra cosa è ”portare a CONOSCENZA di un possibile futuro” (come da suo commento).
      la prima agisce alla base, nella nostra profondità perchè è cosciente, la seconda agisce più in superficie cioè l’intelletto fa conoscere ad un altro intelletto un particolare progetto.

      chi sradica è già molti passi più avanti di chi propone.

      ma questo è solo un mio parare.
      w la serenisima repiovega de venexia.

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    • Massimo Tomasutti ha detto:

      La ringrazio caro Alex 75, poichè questo suo commento è la miglior esemplificazione di quel paradigma indipendentista che, purtroppo, ha già disastrosamente mostrato e mostra tutti i suoi notevolissimi limiti epistemologici. Il vecchio terreno dell’ignoranza teorica diviene qui quello dei ”fatti” incontrovertibili compiuti – Plebiscito Informatico. Istanza Referendaria, ecc, – a vantaggio della (presunta) indipendenza raggiungibile …. non la sfiora nemmeno che la rapida mutabilità e mobilità delle informazioni, dei meccanismi del consenso, pongano oggi ai veneti, in modo drammatico, la questione del rapidissimo mutamento dei contenuti dei modelli culturali. Il confronto con il passato del Veneto, la sintesi possibile dei contesti presenti, l’orientamento verso immagini di possibili soluzioni future divengono oggi – piaccia o meno -, il terreno su cui si giocherà e si gioca la definizione del senso di sè delle comunità venete e non mi pare proprio che fino ad oggi nè Morosin, nè Busato ed altri abbiano mai ”frequentato” davvero questi terreni. “Questo” è invece lo spazio del senso, della comunicazione che si apre come paradigma della complessità. Basti pensare al contrasto tra ciò che sull’Indipendenza del Veneto viene raccontato, rappresentato e diffuso e ciò che viene attuato meccanicamente, implicitamente, al di fuori dell’attenzione collettiva come strumento di organizzazione della realtà veneta. Il piano del senso, della produzione dei simboli, diviene dunque cruciale — bio-politica, per l’appunto! -, per individuare linee di tendenza, di conflitto, di destrutturazione o di riorganizzazione fondamentali nelle attuali forme di organizzazione sociale del Veneto tutto. La lentezza del processo indipendentista veneto è il segno più evidente della distanza tra ”sentire” sociale e norme interiorizzate, vissute …. mi creda Alex 75, occorre proprio cambiare paradigma .

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  4. …Penso che per uscire dalla sudditanza itagliana si debba uscire prima dalla sudditanza ecclesiastica. ricordatevi che nel plebiscito che si è tenuto nel 1866 in Veneto, l’unico paesino in cui ha vinto il voto del NO e quindi a favore della Repubblica di Venezia era perché il prete era ammalato e non aveva ricevuto “istruzioni” da parte delle “alte sfere” della chiesa romana su cosa votare. liberiamoci dalla chiesa e ci libereremo da roma…
    Roberto Roman di Padova

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  5. Marco D'Aviano ha detto:

    Non si può chiedere né alla Lega, né agli indipendentisti di risolvere tutti i problemi del mondo in un colpo solo. Massimo Tomasutti ha ragione a dire che gli aspetti culturali sono ampiamente sottovalutati… il problema è che nel 1797 la Nazione Veneta è stata demolita. Da allora il processo rivoluzionario è andato avanti distruggendone tutti i riferimenti. Ora, abbiamo bisogno sia di recuperare il potere politico della Veneta Nazione (con l’indipendenza del Veneto), sia di recuperare l’identità di popolo veneto sul piano culturale. I due processi per funzionare devono essere simultanei, perché uno Stato indipendente senza anima non servirebbe a nulla, come a nulla servirebbe una “scuola di cultura veneta” che non portasse a niente… Ultima chiosa: un errore frequente è quello di attribuire alla Lega Nord chissà quale capacità strategica e di controllo della politica. La grandissima parte del voto leghista (nonostante tanti politici leghisti si coltivino gli orticelli a utilità personale) non è un voto clientelare, ma è voto di opinione e di idealità. Il problema dei leghisti è lo stesso degli altri partiti, più o meno indipendentisti: non hanno classe dirigente, non sanno darsi una solida linea politica e si buttano un po’ qua e un po’ là, a seconda delle convenienze… but this is banana republic, baby!

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