Indipendenza del Veneto e Sentenza Costituzionale: facciamo lo spelling

di Alessandro Mocellin

corte_costituzionale_toghe_rosse_01Sì, è uscita la sentenza costituzionale n. 118/2015, la sto leggendo, e mi sto chiedendo: quali sono gli effetti psicologico-comunicativi di questa della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, al di là della decisione in sé sulla censurabilità o di validità costituzionale delle leggi regionali 15 e 16, e sulle incostituzionalità più o meno prevedibili?

Questa sentenza (la trovate qui) mi ha impressionato per un fatto, in realtà, molto banale: essa PARLA DELL’INDIPENDENZA DEL VENETO.

Per la prima volta, infatti, il tribunale idealmente supremo dell’architettura costituzionale italiana si è trovato costretto a confrontarsi con una tematica che certo non gradisce. Per la prima volta, in quell’aula e nello stesso giorno, parole e formule potentissime come “Popolo Veneto”, “Indipendenza Veneta”, “Referendum”, “Secessione”, “Repubblica indipendente e sovrana” si sono incontrate ed agglomerate in una concentrazione di massa dotata di una carica mentale mai viste prima.

Per i greci il termine “logos” (λόγος) indicava tre realtà materiali e immateriali inscindibili: logos era il pensiero, ma logos era anche la parola pronunciata, ed infine logos era la parola scritta. Pertanto, possiamo dire che se nel mondo fisico-fenomenico esiste una certa parola pronunciata o scritta, ciò è sufficiente affiché esista quello stesso concetto nel mondo delle idee (in questo senso, moltissimi recenti studi di neurolinguistica e di psicologia c.d. quantica stanno dando incredibili conferme).

thinktalkbe_8Fa impressione che 218 anni dopo la fine della Prima Repubblica Veneta (la Serenissima, nel 1797) e 166 anni dopo la fine della rivoluzionaria esperienza della Seconda Repubblica Veneta (con Manin, nel 1848-9), lo Stato “Repubblica Italiana” – che per il Veneto è erede del giogo Napoleonico, della briglia Asburgica e del morso Savoiardo – si trovi costretto, in questo 2015, a chiudersi in conclave nella camera più alta delle costituzionali urgenze, per PARLARE di questi Veneti, con parole che essi stessi hanno liberamente scelto.

Diceva il filosofo e psicanalista francese Jacques Lacan: “the function of language is not to describe, but to evoke” (la funzione del linguaggio non è di descrivere, ma di evocare). E gli inglesi lo sanno bene: per noi, il concetto inglese di “fare lo spelling” è una questione di utilità quasi burocratica o didattica (fammi lo spelling di “absorption”). Per un inglese, però, “spell” significa anche un altro importantissimo concetto, ben diverso, ma certamente collegato: lo “spell” è il verbo del discutere, ma anche il sostantivo della “magia” (“to cast a spell” significa “lanciare una magia”).

In due parole, secondo la mia opinione, la nostra vittoria è già che i custodi dell’ordine costituzionale italiano siano costretti a parlare dei Veneti con i termini e con le formule scelte dai Veneti stessi, in piena indipendenza “comunicativa”.

spellNon sarà certo facile far entrare nella mente dell’intelligentia italiana la nostra visione di un Veneto indipendente, ma tutto sommato, al costo di una semplice legge regionale, siamo almeno riusciti a metter loro in bocca la nostra parola chiave, “indipendenza”: questa volta non l’hanno solo letta o sentita dire da noi, ma l’hanno pronunciata loro, loro l’hanno scritta, e financo l’hanno pensata, l’hanno EVOCATA.

The function of language is not to inform, but to evoke.

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5 risposte a Indipendenza del Veneto e Sentenza Costituzionale: facciamo lo spelling

  1. Ben ha detto:

    ottima esposizione! Ma intanto hanno rigettato la possibilità (diritto) che noi potessimo esprimerci, anche se hanno usato frasi o termini che usiamo noi! Per quanto mi riguarda non mi ritengo per niente soddisfatto ma sicuramente OFFESO e UMILIATO da questa feccia itagliota che pensa di essere al di sopra di un popolo come quello VENETO!!! Bisognerebbe pensare a qualcosa che faccia sentire il nostro peso a questi trogloditi della DEMOCRAZIA.

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    • AlessandroMocellin ha detto:

      Non sono convinto che di tratti di un diritto, nel senso di diritto-pretesa, né dal punto di vista del diritto internazionale, né tantomeno dal punto di vista dell’ordinamento italiano. Anzi, sono convinto che non lo sia: è per noi una libertà negativa, un “potete provarci”.
      Nel merito, la legge regionale poteva essere scritta in modo assau più “resistente”, e in altri articoli avevo avanzato proposte ben circostanziate, che non sarebbero cadute nelle censure come argomentate dalla Corte: il risultato finale sarebbe stato comunque la declaratoria di incostituzionalità (pur con argomentazioni più intricate), ma il costo morale, storico, politico e giuridico per l’Italia sarebbe stato molto più alto. Non si poteva obbligarli a dirci “sì”, ma almeno costringerli a dire che la terra è cubica prima di poter giustificare il loro “no” precostituito.

      Ciò che ci spetta fare non è una battaglia giuridica (che sarà, semmai, la proiezione legale della vera battaglia), ma una battaglia delle epoche.
      Come diceva Montanelli, la rivoluzione vince quando sull’idea alternativa si forma una classe dirigente migliore di quella vigente. È una battaglia di idee anzitutto, e poi una battaglia di valori e di valore delle persone.

      Grazie per il Suo contributo

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  2. StefanoZzz ha detto:

    ..vovi, farina e sucàro…evoco l’impasto, speto de vedarlo sfornà e magnarlo
    resto co fame o magno vovi, farina e sucàro ?
    L’arte dell’evocare è la ricetta del sistema

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    • AlessandroMocellin ha detto:

      Sì, le leggi universali della natura le possono usare anche i cattivoni del “sistema”, ma non credo sia una novità.

      Grazie del commento

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  3. Renzone ha detto:

    abbiate pazienza , vorrei fare qualche piccola osservazione a latere…come mai con le percentuali di consenso (per l’indipendenza) di questi ultimi tre anni, non è mai uscito uno straccio dico uno straccio di referendum sull’indipendenza del Veneto?
    Azzardo a dire che in quasi tre anni (rispetto al famoso sondaggio del gennaio 2013) le cose son cambiate, e parecchio. lo specchio del cambiamento sono i programmi elettorali e le elezioni regionali di quest’anno.
    Vi pare che Moretti, Zaia e Tosi si accorderebbero su un referendum?
    Chi si accorderà allora? I cittadini? ma davvero? e chi li smuove?
    Se non l’hanno fatto in questi tre anni, ora che la lega è italo nazionalista insieme ai post missini della Meloni figuratevi un pò…
    Altro piccolo particolare: dove sono gli interessi forti che vogliono un veneto indipendente?
    La Confindustria? la Cei? i Sindacati? le Banche? l’Università? le forze armate?
    Il prevedibile regalo della privilegiatissima consulta è solo la ciliegina sulla torta, che pone la parola fine a un sogno, e ci nega anche solo l’autonomia fiscale (lasciandoci altre cose scontate e secondarie, e pure da condividere con lo stato, giusto per prenderci pure per il c…).
    La realtà è che evidentemente nonostante i vari suicidi economici i veneti sono convinti di essere ancora una regione benestante, e non insorgeranno mai , non vedremo mai e poi mai molttudini umane come in Catalogna.
    Ma poi evidentemente per la consulta il Veneto non ha una storia (Venezia fu indipendente fino al 1796!), non ha una sua lingua (il veneto è sicuramente una lingua che ha una diffusione notevole, è ancora lingua viva con una sua letteratura, cosa che vale meno per il lombardo, che non esiste) ….mentre invece ce le avrebbe la Scozia, che ha avuto il suo referendum?
    Mi sa che i parrucconi italici vivono davvero in un universo parallelo

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