Ci chiedono : Quale sarà il futuro per i Veneti ?

di Andrea Facco

libertà-espressioneLeggo con molto interesse gli articoli che vengono esposti nella vetrina di questo sito. E cosa straordinaria è come molti si attengano ad esprimere il loro pensiero contrario o a favore, di un’idea, uno stralcio una notizia di un qualcosa del nostro Veneto sempre con rispetto degli altri.

Ma c’è una cosa che non riesco a trovare, ne sono riuscito a sentire, forse per mia incapacità o mancanza. E’ una cosa che sentiamo in tanti a dire il vero, parlando tra amici, su facebook, chiacchere da bar della domenica. Come sarà il nostro tessuto sociale/lavorativo nel futuro del Veneto indipendente. Spesso sentiamo e leggiamo di “sveglia è ora di diventare indipendenti”, siamo un popolo che mantiene Roma e via così.

Ma se fossimo indipendenti, come accederemmo agli ospedali, a quale corpo di polizia ci rivolgeremmo in caso di bisogno, quale servizio di pompieri chiameremmo, etc. Sono domande che io reputo lecite e che molti si pongono sottovoce forse per paura di fare brutta figura. “Sai forse ne hanno parlato, ma io non c’ero o non ho sentito”

Io ho partecipato a qualche manifestazione, evento, ma non ho avuto mai occasione di sentire nulla in merito ed ammetto ad oggi di non sapere nulla ancora. futuro-incertoNon sarebbe forse utile descrivere come e cosa diventerà il Veneto quando saremo indipendenti?

Non sarebbe utile sapere se il nostro tenore di vita potrebbe migliorare oppure no? Non sarebbe utile sapere se un operaio sarà ancora tutelato da qualche legge, un ragazzo sarà capace di trovare lavoro senza aprire partita iva e vendere le proprie capacità e conoscenze a meno di 900€ al mese, un imprenditore sarà capace di non dare più il 70% dei propri introiti allo stato, un anziano dove e cosa avrà a disposizione. Sono tante le domande che molti ancora si fanno e sono domande del vivere quotidiano, la sicurezza del stare bene che va al di là di una ideologia di fondo che inneggia all’indipendenza del Veneto.

Va oltre al solo se saremmo indipendenti avremmo 60 miliardi in più. Bene, e come li spenderemo, quale certezza di non avere più una classe politica esosa e con costi altissimi, al di là del bell’articolo di Silvio Fracasso I VITALIZI E COSTO DELLA POLITICA, PESI E MISURE pubblicato il 16 Agosto (consiglio di leggerlo,(clicca==>QUI) molto interessante e offre un punto di vista diverso)

La domanda è: come staremo nel nostro Futuro Veneto indipendente?

Poche sono le sicurezze che oggi abbiamo, ma a quelle poche ci aggrappiamo come ad un salvagente. futuro-sicurezzaIl Veneto indipendente è un sogno che deve diventare realtà, ma non basta scrivere dobbiamo diventare indipendenti, si deve dire anche come saremo quando saremo… Io non ho le conoscenze per poterlo descrivere, mi affido a qualcuno che possa esprimere questo e poi poter dare un mio giudizio.

Sbagliato? Forse, ma non tutti hanno le conoscente per poter esprime tali concetti. Con questo auguro a tutti buona giornata e speriamo che prima o poi si possa dire WSM.”

da Redazione di Vivere Veneto

Andrea innanzitutto WSM lo possiamo anche già da ora usare sempre e ovunque, è e sarà sempre un nostro segno di riconoscimento !

vivereveneto@gmail.com-prendi-notaPrendiamo quindi nota delle tue osservazioni e le consideriamo oro puro,  ne approfittiamo ora per invitare tutti nostri lettori a invitarci le loro istanze, dubbi e opinioni a ===> vivereveneto@gmail.com
Nel ringraziarti della bella mail che ci hai scritto prendiamo ben nota delle tue istanze, vedrai se cerchi bene indietro nel nostro sito troverai ben più di un articolo del tipo che intendi te (esempio “Veneti Pensionati” ma ve ne son moltissimi altri.

Sicuramente hai ragione, la gente oltre a cercare nozioni del presente/passato relative alle proprie radici e cultura,  cerca anche di capire le prospettive future: per quello abbiamo in programma di sviluppare una nuovissima sezione  dedicata che chiameremo  “indipendence for dummies”, luogo nel quale verranno sviluppate nuove sezioni legate a nuove attività Indipendentiste.

visualizzareRiteniamo  inoltre vi sia bisogno di un bellissimo esercizio di visualizzazione, per quello per Cittadella quest’anno faremo interviste invitando tutti coloro i quali vorranno cimentarsi ad immaginare come potrebbe/vorrebbero che fosse il nostro Veneto Indipendente  dopo 5 e dopo 10 anni dal raggiungimento dell’Indipendenza… pensiamoci tutti, potremo esprimerlo  Domenica 6 Settembre alla Festa dei Veneti a Cittadella al Gazebo di Vivere Veneto…. Vi aspettiamo numerosi 😉

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7 risposte a Ci chiedono : Quale sarà il futuro per i Veneti ?

  1. Ben ha detto:

    Osservazioni più che giuste e legittime queste del Sig. Andrea. In qualche riunione sono state fatte delle domande su questo scottante argomento. Spero che chi sarà in “testa” al popolo Veneto in quel PASSAGGIO abbia le idee chiare, ma sopratutto non sia impastato di politica romana, di burocrazia, di onnipotenza come lo sono i politici che abbiamo adesso. Se sarà realizzato il progetto INDIPENDENZA del VENETO, il pericolo che vedo all’ orizzonte E’ IL SALTO DELLA QUAGLIA come ad esempio dei leghisti Zaia, Tosi, ecc. i quali , con la loro furbizia “romana” si proporrebbero sicuramente di fare da nostri AMMINISTRATORI “vista l’ esperienza” già fatta sul campo…..e il mio timore è che molti INDIPENDENTISTI li vorranno ADDIRITTURA non sapendo che così facendo l’ INDIPENDENZA trovata verrebbe già minata sul nascere….per quel poco che può valere il mio pensiero dico che i politici attuali devono venire BANDITI dalle decisioni che prenderà il nuovo Governo VENETO il quale all’ inizio dovrebbe mantenere lo status quo di sanità, polizia, scuole, ecc. poi, gradualmente si metterà mano su tutto “SOLO” per MIGLIORARE il più possibile…mentre le imposte dovranno essere riviste IMMEDIATAMENTE al ribasso, eliminazione di Equitalia e licenziamento di tutti i suoi dipendenti (tra l’ altro sono tutti meridionali), i sindacati CGIL, CISL, UIL per primi vanno CHIUSI e lo STATO VENETO ne istituirà di nuovi APARTITICI, gli insegnanti nelle scuole verranno selezionati, controllati se hanno VINTO veramente in modo CORRETTO il Concorso, se sono insegnanti VALIDI e SERI e non portatori di POLITICA nelle AULE di scuola, libertà di intraprendere senza limiti per tutti, non solo per giovani, rispettando i principi etici di correttezza e DEL BUON SENSO (la burocrazia si è sostituita al buonsenso, alla fiducia che lo “stato” deve avere del suo cittadino). Il cambiamento dovrebbe avvenire in modo molto soft, i Veneti devono sentirsi da subito BENE, TRANQUILLI e SERENI…e ogni cambiamento, anche se migliorativo andrebbe messo in atto nel massimo rispetto dei cittadini delle loro esigenze…CIOE’ IL CITTADINO VENETO E’ IL PADRONE E VA RISPETTATO SEMPRE, ogni funzionario pubblico RISPETTERA’ il cittadino come un dipendente rispetta il suo datore di lavoro….Quello che farei quanto prima sarebbe di abbassare le tasse e le VERE MANCHEVOLEZZE fatte dai soliti FURBI punite esemplarmente….

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  2. Marco D'Aviano ha detto:

    Bella la domanda di Andrea Facco, che in termini più teorici si potrebbe riformulare così: “giusto aspirare all’indipendenza, che riflette una sacrosanta esigenza per un popolo abituato in passato alla libertà e che ha dato vita alla Repubblica più longeva della storia. Ma dato che questo resta un dato FORMALE (cioè l’indipendenza politica), come potrà questa incidere sulla qualità della vita ci ciascun Veneto (che è un dato SOSTANZIALE)?”.

    Davanti a queste domande, potremmo rivolgere il pensiero a tante altre Nazioni (popoli con un’identità storica già ben formata, al di là del loro status giuridico-politico) con tratti a noi simili che hanno raggiunto l’indipendenza politica nel Novecento. PER ESEMPIO, IRLANDA, SLOVENIA, ARMENIA, MONTENEGRO, ECC. COME AVEVANO PROGETTATO LA LORO INDIPENDENZA PRIMA DI RAGGIUNGERLA?

    Sono questioni che non hanno risposte a priori. Si può osservare che più un popolo è cosciente di sé, più ha – già dentro di sé – le risposte a queste domande. Cioè, pur a livello intuitivo capisce, anche senza grandi dissertazioni teoriche, il significato e i contenuti da dare alla parola “libertà”. “Libertà” è un concetto abbastanza sputtanato dall’ideologia liberale, la quale è di derivazione illuminista e rivoluzionaria: nel sistema liberale questo dogma si è tradotto nel suo opposto, cioè in un’insopportabile oppressione ideologica.

    POSSIAMO INDIVIDUARE TRE DIREZIONI DI CAMBIAMENTO CONCRETO E NECESSARIO NEL PASSAGGIO DA UNO STATO ITALIANO AD UNO VENETO.

    1. Ogni Nazione storica ricorda come si era governata prima di essere sottomessa ad un altro Stato. E’ DUNQUE LA TRADIZIONE CHE DOVREBBE GUIDARCI.
    Nel caso della Veneta Serenissima Repubblica, possiamo ricordare UNA PRESSIONE FISCALE ESIGUA, UN SISTEMA DI ASSISTENZA SOCIALE FORTISSIMO affidato ad organismi a carattere confessionale-cattolico (laici o religiosi), L’ORDINE PUBBLICO AFFIDATO A POCHE FORZE DELL’ORDINE FORTEMENTE SOSTENUTO DALLA COLLABORAZIONE CON I SEMPLICI CITTADINI (anche qui, tutto il rovescio della banana republic).

    2. Non si può trascurare il fatto che il sistema di rapina messo in atto dallo stato italiano condiziona nel profondo la nostra vita, MENTRE CON UNO STATO VENETO POTREMMO DECIDERE NOI COME IMPIEGARE LE NOSTRE RISORSE, MIGLIORANDO IL TERRITORIO E SMETTENDO DI IMPOVERIRE IL TESSUTO SOCIALE, dando un taglio alla retorica della “solidarietà”, che impone di spendere altrove le nostre risorse.

    3. La raggiunta piena libertà politica ci metterà davanti a questioni di enorme portata (i cosiddetti “massimi sistemi”), questioni che magari sfuggono all’uomo della strada, ma che decidono dei destini della Nazione. Per esempio, la Tradizione Veneta è testimone della necessità dello Stato di difendere l’identità spirituale e religiosa del popolo.
    Pur lasciando i suoi spazi a chi non si riconosce nella identità spirituale veneta, non è detto che i Veneti debbano perpetuare il materialismo e l’amoralità importati con l’invasione napoleonica dopo il 1797 e fatti propri dallo stato liberale italiano, quindi a noi imposti dal 1866.
    Ancora, se Venezia stampava in proprio la sua moneta (poi usata per la sua solidità massicciamente da tutto l’Occidente), è giusto che i Veneti restino sottomessi al sistema bancario mondiale, o forse per i Veneti non è più coerente e conveniente che si approprino di nuovo della sovranità monetaria? Dobbiamo continuare a seguire la “globalizzazione”, facendo i burattini degli States (e restando nella NATO e nell’UE), oppure non dobbiamo fare come i nostri Antenati, che difendevano con le unghie e con i denti la Sovranità fino al minimo dettaglio? Dobbiamo favorire la penetrazione delle multinazionali che fanno capo alla City di Londra e a Wall Street in N.Y.C., o dobbiamo pensare ad uno sviluppo auto-centrato, come facevano i Veneti fino al 1797?

    Questo punto terzo, nel momento in cui ci pone le questioni più importanti, ci fa anche capire che è impossibile risolvere a priori tutto subito, ma bisogna sapere che il mondo ogni giorno cambia e che le scelte politiche interne devono tener conto della situazione internazionale (che sempre più pesantemente ci condizionano la vita).

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    • roberto ha detto:

      concordo su tutto marco d’aviano.
      potremo dire come sarà il nostro futuro solo se fossimo già nazione da molti anni. oggi possiamo solo ipotizzare. il tempo e gli eventi estranei a noi sono in continuo movimento.
      per ora quello che vedo più appropriato è tirare la retta che unisce i due punti:
      il punto da dove veniamo e quello dove ci troviamo oggi.
      la DIREZIONE viene fuori da sola.
      certo che sono molti i veneti che vogliono scartare (oppure ignorano) il primo punto (la nostra serenissima, la nostra storia). ecco quindi che dal solo punto in cui ci troviamo oggi vediamo passare molte rette… molte vie… un bel caos… solo una è fattibile perchè è la nostra (a quanto pare, purtroppo, ancora nascosta. ma molto semplice).

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  3. PierV ha detto:

    Busatto Gianluca di Plebiscito.eu ha già cominciato da un po’ ad elaborare il Veneto futuro con varie iniziative progettuali!

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    • Silvio Fracasso ha detto:

      Grazie Pier, abbiamo già avuto modo di conoscere i suoi modi di fare, inoltre è una vita che abbiam a che fare con i furboni italian style…

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      • PierV ha detto:

        premetto che seguivo IV e Morosin.
        non conosco di persona Busatto, nè ho mai frequentato i suoi convegni o quant’altro.
        L’unica cosa a cui avevo partecipato era il referendum on line dell’anno scorso per l’indipendenza, di cui ancora non ho capito quanto siano veritieri i 2 milioni di veneti che hanno votato il referendum digitale.
        Pero’ devo dire che probabilmente quell’iniziativa è l’unica fin’ora che concretamente ha dato la possibilità ai veneti di esprimersi. Non è poco mettere su una piattaforma digitale e fare una campagna promozionale data la contrarietà dei media italiani a iniziative del genere. Inoltre mi sembra che quelli di plebiscito abbiamo una visione organica e progettualità per costruire il veneto di domani.
        Su Busatto cosa è che non va, o che pensi non va bene come persona?

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  4. Pingback: Veneti, siamo in tempo per cambiare le cose? | Vivere Veneto

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