Veneti, siamo in tempo per cambiare le cose?

da un commento all'articolo "Quale sarà il futuro per i Veneti?"
di Paolo Vazzoler

futuro-incertoCarissimo Facco, leggevo le tue riflessioni sul come sarà il futuro dei Veneti in un Veneto indipendente… Prima di entrare nel merito desidero far presente che chi ti scrive é un vecchio indipendentista (forse un po’ confuso, ma non per propria colpa) che, nonostante tutto ancora ci crede. Il fatto di crederci tuttavia non mi esime dal soffermarmi sui dubbi e sulle incertezze che man mano che il tempo passa trasformano questa mia speranza in un’utopia… Ci penso, continuo a sperarci e intanto godo.

Confuso indipendentista perché? Vedi, io faccio parte di quella massa innamorata profondamente della propria terra, delle proprie origini, della cultura e della gente che sono stati la culla dove sono nato e il mondo in cui sono cresciuto, veneto convinto insomma che mantiene ancora radicati nella mente e nell’anima i ricordi di quando ancora piccolo si viveva la nostra appartenenza alla cultura veneta. Ancora non si erano del tutto spezzati quei legami che ci facevano vivere in simbiosi con le nostre tradizioni. Vivevamo da veneti, forse non del tutto consci della nostra secolare storia di nazione, vivevamo in un modo sobrio, laborioso, creativo, secondo gli insegnamenti che ci impartivano i nostri vecchi.

Si viveva anche sommessamente con quel gravame che ci era stato imposto per cui la terra veneta era terra di polentoni, sub acculturati, emigranti e contadini, tutto ciò fino all’accendersi delle prime luci: Liga veneta, Rocchetta, Marin (questo dalle mie parti) che ci dicevano che ci stavano prendendo per il sedere, che eravamo la mucca da mungere, che fummo assoggettati con la violenza ad un destino che non meritavamo. Ci credemmo in tanti a queste voci, in tanti pensammo che queste luci avrebbero illuminato il nostro cammino.

piu stradeCominciò subito dopo il fiorire di movimenti e partitucoli che con le loro diatribe o con l’asservirsi ai canti di chimera di forze politiche più invadenti furono la causa della mancata aggregazione della gente veneta ad un unico ideale. Probabilmente fu applicata dalle forze politiche di allora, ma forse anche di oggi, quella strategia per cui i veneti dovevano perdere la direzione della via maestra per smarrirsi in una miriade di viottoli.

É avvilente come in una pagina che conta più di 11.000 simpatizzanti solo 5 persone abbiano dato riscontro ad un argomento che parla di futuro dei Veneti. Temo, ma spero che si tratti solo di un periodo di avvilimento temporaneo, che non ci sia più la volontà da parte di questi veneti assopiti di ricercare le tracce per creare il futuro da VENETI. Temo che i giochi che determineranno i nostri destini siano già stati fatti e che lo tsunami inarrestabile di derelitti che ci sta travolgendo non sia altro che la strategia attuata per l’imbastardimento dei popoli del sud europa. Purtroppo, geograficamente ne facciamo parte.

Siamo ancora in tempo per cambiare le cose? É probabile ma solo con una rivoluzione compatta senza se e senza ma, ma tutte le rivoluzioni reclamano le loro vittime sacrificali, i loro eroi. Ma pare che il tempo per questi sia “un tempo che fu”.
In ogni caso e per sempre WSM!

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2 risposte a Veneti, siamo in tempo per cambiare le cose?

  1. Ugo Comparin ha detto:

    Che ci siano stati pochissimi commenti su un tema che dovrebbe essere nell’animo di tutti quelli

    che si professano Veneti………Beh…..è un’ulteriore dimostrazione di quanti “Veneti della tastiera”

    esistano al giorno d’oggi e scusate……quelli che lo dimostrano sono sempre i soliti. La

    libertà , non si conquista con le parole.

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  2. Andrea Facco ha detto:

    E’ vero che la libertà non si conquista con le parole, ma con i fatti!
    Ma attenzione, le rivoluzioni nel nostro occidente non si fanno più con i forconi e i fucili. La Merkel ha messo in ginocchio il sud europa scatenando la terza guerra mondiale a livello finaziario e non più fisico. Alla fine sta conquistando l’euroa senza alcun morto sul campo (in senso fisico).
    Quello che sostengo è che la sola proclamazione determinata e plausibile dell’indipendenza del nostro territorio non basta, non è sufficiante. Una signora anziana che vive con 350€ al mese non ne vorrà mai sapere di indipendenza, perchè nessuno risponde alla domanda “ma dopo i ciapo ancora sti quattro schei?”
    Forse io sono uno di quei VENETI da tastiera, ma cerco almeno di esprimere un sentimento diffuso e soprattutto nei nostri pensionati.
    E bada ben, e qui mi gioco la faccia, non stiamo parlando di quei pensionati che hanno lavorato in nero per una vita dichiarando 18.000.000 di lire all’anno e viaggiando in mercedes (rovina del nostro VENETO degli anni 90), ma di quei pensionati che mantenevano la famiglia con 1.200.000 lire al mese girando malta, rompendo strade col badile, in catena di montaggio, andati in pensione con molto meno e che lasciando questo mondo hanno lasciato una “pensione di reversibilità” di 600.000 lire alla moglie che non ha un contributo versato perchè non serviva!!
    A queste persone si deve dare una risposta, perchè oggi aiuti non ce ne sono se non, forse, dai filgi se ne hanno!!
    Ho 47 anni non sono ne giovane ne vecchio e ho un discreto lavoro da dipendente, ma vedo tanta gente anziana messa molto male, come vedo tanti giovani che veramente fanno il possibile per arrivare a prendere si e no 800€ al mese. E le aziende non sono ITALIANE, ma VENETE con imprenditori VENETI. Alla stessa stegua vedo aziende che se dovessero pagare tutto arriverebbearo a pagare il 67% del fatturato ad uno stato sanguisuga.
    Mi devo fermare perchè divento prolisso.
    Na bona serata a tutti e, me raccomando, tutti aea festa dei VENETI a Sitadea il 4/5/6 Settembre.
    WSM sempre.

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