So’ proprio fortunà !

di AndreaD

DSC_9094Eh si… so’ proprio fortunà! Questa frase me la ripeto spesso e non solo perché, grazie al cielo, vivo con un tetto sopra la testa, ma anche perché, con la bella stagione, ho la possibilità di prendere la mia bici da corsa e pedalare avanti e indietro attraverso la campagna trevisana. Abito in un paesello tra il Sile e la Piave, tipico agglomerato suburbano dell’hinterland trevigiano e decisamente orrido per quanto concerne le sue qualità urbanistiche, ma nonostante ciò mi è sufficiente imboccare la prima strada che si inoltra tra i campi e il paesaggio cambia, e con il paesaggio cambia in meglio anche l’umore.

Pedalando durante una giornata soleggiata e limpida si ha l’occasione di godere appieno di questo angolo della nostra Terra Veneta in tutta la sue essenza: dalla pianura si distinguono molto bene le vette che costuiscono la compatta muraglia delle Prealpi (il Piancavallo, il Visentin, il Cesen, le Pianezze, il massico del Grappa…) che chiudono il territorio a nord; a sud invece c’è la Laguna orientale, con le sue intricate valli, e ad est e ovest ci sono rispettivamente la Piave e il Sile. Gli antichi maestri cinesi, esperti di geomanzia, dicevano che bisogna vivere con la “Tartaruga” a nord, la “Fenice” a sud, il “Drago” a Est e la “Tigre” ad ovest: io non sono un maestro di Feng Shui ma sono ben consapevole che la conformazione del territorio dove vivo mi trasmette una piacevole sensazione di armonia e ordine.

Pedalo lieto e spensierato tra le tortuose stradine di campagna tra San Biagio, Zenson e Monastier: il traffico è quasi inesistente e, al più, si riduce a qualche trattore con le ruote infangate. Ai lati della strada fossi erbosi e colmi d’acqua, a dimostrazione della ricchezza di risorgive che rendono questa Terra così verde e fertile. Ivi prosperano giunchi, całe, DSC_9090erba saéta, e trovano il loro habitat vivaci colonie di anare, anarete, fòfani, pignòi, crecołe, sgardełe ecc… Le abitazioni che incrocio, per lo più, sono costituite dalla care e terribili case “geometresche”, costruite tra i ’60 e i ’70, quasi tutte con gli intonaci color nocciola e i tetti con le falde sovrapposte. Più rare sono le abitazioni rustiche ristrutturate, ora divenute dimore signorili e non più case da contadini. Nei cortili antistanti si vedono scorrazzare gałìne (coi pitussi su ła crigoła), oche e, a ridosso dei muri, si scorge anche qualche cunicièra. Accanto ai cortili si sviluppano gli orti, co łe gonbìne tute in ordine, e i rigogliosi frutèri carichi de àmoi, armeìni, perseghi, nèspoi, fighi, pomi, pereti moscatei, sarèxe, ùa de sant’Ana ecc… Attorno alle abitazioni si sviluppano i canpi, semenài a soia, soturco, formento, e łe visełe, (ormai non più coltivate col sistema a ła bełussèra) con il tappeto erboso degno di un prato all’inglese. La particolarità delle strade, e dei campi, è che sono stati tracciati usando pochissime linee rette: la geometria della campagna trevisana è il trionfo DSC_9073dell’arabesco! I confini dei vari fondi seguono le linee sinuose tracciate dagli antichi fossi, dai rii o semplicemente decise da accordi, tra i vari paroni, che si perdono nella notte dei tempi. Ogni qualvolta i contadini si apprestano ad arare sono costretti ad elaborare complicati schemi topografici al fine di ottimizzare la posizione dei caìni, de łe scułìne e dei curtułi, così da ottenere il massismo della resa a parità di superficie.

Ad un certo punto imbocco la rampa che mi conduce sulla strada che percorre l’arzeneto de San Marco, così chiamato perchè costruito dalla Serenissima tra il 1534 e il 1543 e che ancora oggi costituisce la prima barriera di contenimento delle acque fluviali: tale opera partiva da Ponte di Piave e terminava presso la Tore del Całigo che adesso è un rudere nei pressi di Santa Maria di Piave (Piave Vecia perchè adesso vi scorre il Sile). La strada è molto stretta e per questo motivo è percorsa quasi esclusivamente da bici o pedoni. Schermata 09-2457279 alle 01.59.25Abbandonato l’arzeneto si continua nella campagna più profonda, a debita distanza dai quartieri residenziali e dalle zone industriali. L’aria è umida e carica di odori tipici de erba pena segada, de tera arada, de stała, de siłato, de mosto che boje sułe tine, odori intensi ma di sicuro preferibili al tanfo del traffico. Esco e rientro nel territorio della Marca Gioiosa et Amorosa seguendo gli intricati confini di provincia, mi ritrovo nell’estesa tenuta di Ca’ Tron, propagine della Marca Trevisana che arriva quasi a bagnarsi in Laguna se non fosse per Portegrandi e il seicentesco Taglio del Sile che fanno da confine.

Ecco che da l’arzeneto de ła Piave, nel giro di qualche decina di chilometri, mi ritrovo a seguire le anse sinuose del Siłe, che scorre placido e giocondo, con le rive popolate dai salghèri in piover che con le loro fronde solleticano il pelo dell’acqua. DSC_8996Questa ampia zona di campagna, nel tempo, ha restituito numerosi ritrovamenti che testimoniano la forte presenza dei nostri avi Veneti. Nel 2003, per esempio, furono rinvenuti i resti di un ponte in legno risalente a 3.000-3.200 anni fa, lungo il tracciato dell’antica via Annia: questa importante scoperta prova che la strada era preesistente all’epoca romana in quanto tracciata, e costruita, dai Veneti Antichi. Lascio alle mie spalle l’abitato di Altino, adesso piccolo borgo rurale, ma anticamente importante città veneta dalla quale, molto probabilmente, partirono per colonizzare la Laguna i primissimi “proto-veneziani”.

Proseguo verso nord attraverso el Comùn de Roncàe, comincio ad essere un pò stanco, il cerchio si chiude e dopo qualche chilometro eccomi arrivato a casa. Stanco ma contento. DSC_4437Mi vengono in mente le parole dello scrittore francese Albert Camus quando, ispirato dal paesaggio vicentino, ebbe modo di scrivere che: “ogni essere incontrato, ogni odore di questa strada, tutto mi è pretesto per amare smisuratamente”. Anch’io, nel mio piccolo, provo queste sensazioni dopo aver pedalato tra ła Piave e el Siłe. Questi due fiumi, così diversi tra loro per svariate caratteristiche, sono come lo Yin e lo Yang di questa Terra, e forse anche dell’animo di chi ci vive: molto spesso allegri, giocosi, magari un po’ frivoli, e tavolta lunatici e irruenti, ma capaci di grandi cose.

Nel corso degli anni ho avuto modo di viaggiare e vedere un po’ di mondo e sarei un bugiardo se non dicessi che ho visto luoghi (forse) più belli e ho conosciuto persone (forse) più interessanti. Però, come cantano i nostri Rumatera in una loro famosa canzone: “no gò mai deciso de nassare qua, ma gò vùo na fortuna incredibiłe”.

Informazioni su AndreaD

Łìbaro e Veneto
Questa voce è stata pubblicata in Blog Pubblico, Editoriali, Identità Veneta. Contrassegna il permalink.

8 risposte a So’ proprio fortunà !

  1. Riccardo ha detto:

    Caro Andrea te si proprio fortuna’ ma no par tanto .

    Nel 2013 Monti ha dovuto garantire i prestiti del fondo monetario europeo di stabilità per far fronte alla restituzione del debito di 45 miliardi di euro annui per i prossimi 20 anni con la garanzia di andare in attivo di bilancio ” Campania, Sicilia , Puglia ecc.ecc. ” già dall’anno prossimo; cosa vuol dire ?
    VUOL DIRE CHE :
    1)Il Veneto non potrà mai usufruire dei sui avanzi di bilancio per il suo territorio.
    2)le manutenzioni ordinarie non potranno più essere fatte e il territorio costruito in 3000
    sparirà davanti ai nostri occhi in pochi anni di italica amministrazione
    3)le abitazioni non saranno più in piena proprietà e le persone che non riusciranno ad affrontare
    le enormi imposizioni fiscali dovranno abbandonare tutto e andare a RIO DU SUD BRASIL
    4)La popolazione verrà omologata e privata delle fantastiche caratteristiche che l’hanno
    contraddistinta negli ultimi 600 anni e sostituita da “codici fiscali”
    Conclusione:
    Frane, rovine, suicidi, povertà, Mafia, delinquenza, disinformazione ma tanta , tanta fede , speranza . Conclusione MOSCHEE COLME , CHIESE COLME ODIO E GUERRE .

    alternativa :
    TIRARSI SU LE MANICHE E FARE COME I CATALANI
    Riccardo

    Mi piace

  2. Andrea ha detto:

    Qual’è il sistema alla bellussera per le vigne?

    Mi piace

    • AndreaD ha detto:

      Il sistema “a raggi”, dalle mie parti conosciuto come “vide a ła bełussèra”, è un sistema di allevamento della vite che risale al 1882, inventato dai fratelli Belussi a Tezze di Piave. Oltre ad essersi diffuso in Veneto ebbe fortuna anche nel modenese e nel reggiano. Nel Bellussi classico si hanno 4 viti sostenute da un palo, ciascuna delle quali dà luogo a un cordone permanente inclinato e tirato nell’interfilare, sicché il vigneto dall’alto appare come una raggera. Esiste anche il sistema semi-bellussi (o raggi-parallelo) con i pali che sostengono solo due viti ciascuno. Nei siti che parlano di viticoltura si dice che Il Bellussi è un sistema d’allevamento ad alta espansione che nelle pianure consente produzioni abbondanti e di qualità mediocre, anche se attualmente, per l’elevato costo d’impianto, per problemi di stabilità (i temporali estivi fanno cadere a terra diversi vigneti) e per una certa difficoltà di meccanizzazione delle operazioni colturali, tende a essere abbandonato. Negli ultimi anni ho potuto constatare che le vecie bełussère ormai sono state quasi tutte sostituite dei più pratici vigneti “a filare”.

      Mi piace

      • Riccardo ha detto:

        Andrea, i tuoi articolo sono molto interessanti ma lo stato ci ha tolto il tempo e la gente non riesce ad acculturarsi . posso farli girare in facebook ?

        Mi piace

  3. Riccardo ha detto:

    ostia…..dimeo

    Mi piace

  4. Zorzi veneto ha detto:

    ehh, Andrea te gà un animo da poeta, ma me toca condividere quanto che scrive Ricardo, el me animo me dise che podemo usar el teleobiettivo se el grandangolo ne disturba l’ anima …:-) ma ormai el Veneto xe gravemente dannegià, drammaticamente in pericolo e la terra soffre de tante storture che non xe lecito nasconder forse vivemo de ricordi o riconosemo speranze anca dove altri sentimenti podaria disturbarne…. In Ogni caso grazie del bell’ articolo e della poesia che esprime…

    Mi piace

  5. Riccardo ha detto:

    Si , concordo anche per il bell’articolo; insisto sul fatto che non siamo italiani e per capirlo basta guardarsi intorno , andare 1 km fuori dai confini dell’ ex repubblica .
    Non siamo italiani, ma c’è il pericolo di prenderne le cattive abitudini dovute a un sistema , “non socialista” , non “liberale” ma semplicemente delinquenziale, solo delinquenziale; non disonesto ; disonesto includerebbe il fatto di avere a che fare con persone di animo relativamente buono, no no…delinquenziale e composto da persone difettate dalla presenza di un fantomatico gene criminale ; comincio a pensarlo quindi sono razzista; quando i veneti saranno tutti delinquenti non sarò più razzista.
    Tutto dipende dal livello dell’asticella etica ; più basso è il livello comportamentale medio più omogenea la nuova società e meno disprezzabile.

    Mi piace

    • AndreaD ha detto:

      Grazie Riccardo. Fai pure girare gli articoli su facebook o con gli altri mezzi di divulgazione che più preferisci. Questo è un laboratorio di idee, e le idee sono tali proprio perchè possono essere discusse e condivise da quanta più gente possibile.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...