Giuseppe Tartini

Testimoni del Veneto

QUALCOSA DI VENETO: “pillole” su illustri veneti, di nascita o di adozione, che hanno portato dei primati alla nostra cultura, operando in patria o all’ estero, e curiosità venete

di Giulio Bertaggia

 Tartini%20GiuseppeGiuseppe Tartini (Pirano d’Istria 08/04/1692 – Padova 26/02/1770) Violinista e compositore. Dopo i primi studi dai Padri Filippini di Pirano d’Istria e nel Collegio delle scuole Pie di Capodistria, (1) si trasferì a Padova nel 1710 (2) dove, indossato l’abito talare, studiò all’Università teologia, letteratura e filosofia, non trascurando il violino e la scherma. Il 29/07/1710, nella chiesa dei Carmini, sposò Elisabetta Premazzone; (3) ma siccome l’aveva sposata clandestinamente, per sfuggire allo scandalo, si rifugiò in un convento di Assisi, dove fu allievo di violino e di composizione del francescano boemo Bohuslav Černohorskŷ (Vedi NOTA 1).

(4) Sempre ad Assisi, nel 1713, compose la famosa sonata “Trillo del diavolo”, ispirata da un sogno in cui il diavolo suonava meravigliosamente il violino. (5) Nel 1714 torna a Padova dalla consorte. (6) Fu l’inventore, nel 1714, del “terzo suono”, ottenuto con una tecnica particolare. (7) Questo “terzo suono” o “suono di combinazione” è risultante dalla contemporaneità di due suoni diversi e corrispondente alla differenza delle vibrazioni dei due suoni. (8) Il “terzo suono di Tartini” fu poi da lui stesso scientificamente dimostrato nel 1754, nel suo “Trattato di musica secondo la vera scienza dell’armonia”, pubblicato a Padova in quello stesso anno presso lo stampatore Giovanni Manfrè (Venezia 1677 – Padova 1743, attivo a Padova, dall’anno 1700 fino alla morte, presso la Tipografia del Seminario); è un suono che non viene direttamente generato dalla sorgente sonora, ma dall’interferenza di due suoni tra loro. Eseguendo un accordo di due note con il violino, se l’intervallo fra le due note non è troppo grande se ne può udire un terzo, più grave, il cui numero di vibrazioni è uguale alla differenza fra le vibrazioni dei due suoni originali (per esempio, suonando un sol di 196 vibrazioni e un mi di 164,5 il terzo suono sarà un do – lievemente calante – di 31,5 vibrazioni).

Giuseppe-Tartini(9) Nel 1716 è a Venezia e ascolta Francesco Maria Veracini (Firenze 1690 – 1768) e si convince a ulteriori, più approfonditi studi. Nel 1721 è nominato primo violino nell’orchestra della Cappella del Santo a Padova, posto che occupa fino alla morte,(10) almeno formalmente perché nel 1765 si fa sostituire da un suo scolaro che sarà poi il suo successore, il padovano Giulio Meneghini (1741 – 1824). (11) Precisamente Tartini era stato chiamato a dirigere l’orchestra della basilica del Santo il 03/04/1721. (12) La sua fama cresce rapidamente ed è acclamato in moltissime città d’Italia, trattenendosi poi a Praga fra il 1723 e il 1726.

La valentia violinistica di Tartini fu senza eccezione riconosciuta altissima da tutti i contemporanei, tanto da valergli l’onorifico appellativo di “Maestro delle Nazioni”. (13) Era stato richiesto a Praga, nel settembre 1723, per l’incoronazione dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo (Vienna 1685 – 1740); fu richiesto anche dal principe di Condé, dal duca di Noailles, a Roma da papa Clemente XII (Lorenzo Corsini, Firenze 07/04/1652 – Roma 06/02/1740) e alla corte di Londra. (14) In realtà, gli inviti di Edward Walpol e del principe di Condé, entrambi del 1730, quello del duca di Noailles del 1734, quello di Lord Mildefex del 1744 e quello del principe di Clermont del 1755 furono tutti cortesemente declinati; accettò solo quello a Roma, su invito del cardinale Olivieri. (15) La sua fama corse per tutta l’Europa.

Importantissimi anche i suoi insegnamenti sul modo di impugnare l’archetto. (16) Alla ricerca di una sempre maggiore perfezione, aumentò la lunghezza dell’arco, e raccolse tutti i dati utili nel trattato “Regole per arrivare a saper ben suonare il violino”. (17) Nel 1767 pubblicò a Padova, presso la Stamperia del Seminario, “De’ principij dell’armonia musicale contenuta nel diatonico genere”; sempre nel 1767 pubblicò a Venezia, presso l’editore Antonio de Castro, “Risposta di Giuseppe Tartini alla critica del di lui trattato di musica di Mons. Le Serre di Ginevra”. (18)

E’ sepolto a Padova, assieme alla moglie, che gli premorì il 23/02/1769, (19) nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. La loro tomba è nel pavimento, la terza da destra delle sei intorno all’altare maggiore; la lapide spiega che la pose per sé e sua moglie e che morì “il quarto giorno prima delle calende (primo del mese) di Marzo” (contavano anche il giorno di partenza che qui è il 01/03. Il 1770 non era bisestile), all’età di 78 anni. La chiesa si trova al n° 245 di quella che allora si chiamava via Santa Caterina. (Il tratto dal Giardino Treves a via Santa Sofia; non occorreva proprio, dopo averne fatto un tutt’uno con la ex-via Pozzo Dipinto, che era il tratto da via Santa Sofia a Riviera dei Ponti Romani, e la ex-via Beccherie, che era il tratto da Riviera dei Ponti Romani a via 8 Febbraio, ribattezzarle tutte e tre “via Cesare Battisti”!) Il luogo della sua sepoltura è indicato da una lapide all’esterno della chiesa, che spiega anche come le sue composizioni siano custodite presso la Veneranda Arca del Santo.

A Padova aveva aperto una scuola di violino e di scherma, (20) impartendo pubblico insegnamento di entrambi. (21) Abitava al n° 7 della vicina via Santa Caterina (intendiamo quella che oggi porta il nome di via Santa Caterina), da cui si teneva in corrispondenza e in rapporti con eruditi e scienziati, (22) e dove dava lezioni di violino ad allievi provenienti da ogni parte d’Europa. (23)

Lo ricordano una statua nella sua città natale, in piazza Tartini, opera del 1896 di Antonio dal Zotto (Venezia 07/05/1841 – 19/02/1918); (24) un’altra statua nella sua città di adozione, a Prato della Valle, opera dello scultore padovano Sebastiano Andreosi del 1806; (25) un busto dello scultore Luigi Soressi, (26) opera realizzata, come recita l’incisione, nel 1924 per volontà della Veneranda Arca del Santo, dell’Istituto Musicale “Cesare Pollini” e della Società Concerti “Bartolomeo Cristofori” e che si trova nel Chiostro del Generale, nella Basilica di Sant’Antonio, la cui Veneranda Arca custodisce le composizioni di Tartini, come recita una lapide nel Chiostro del Capitolo o “della magnolia”, sul lato dalla parte della basilica, posta l’ 08/04/1892 nel bicentenario della nascita, dall’Amministrazione della Veneranda Arca che si definisce “grata erede e gelosa custode dei suoi lavori” testimoniando anche come Tartini al Santo sia stato “per dieci lustri direttore d’orchestra 1721-1770”; gli è dedicato anche un altro busto, opera di Gianni Aricò, posto nel 2014 davanti la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato di Padova, nel Giorno del Ricordo. (vedi NOTA 2)

Una curiosità: nel suo monumento a Prato della Valle a Padova, è ritratto mentre si appoggia ad un busto; il busto ritrae un suo caro amico e cioè Francescantonio Vallotti (Vercelli 11/06/1697 – Padova 10/01/1780), frate minore conventuale, organista, compositore, maestro di cappella alla basilica di S. Antonio a Padova. (27) A Padova dal 1721, era stato allievo di padre Francesco Antonio Calegari (Venezia 03/05/1703 – 11/11/1742, maestro di cappella al Santo). (28) Il nostro concittadino di adozione padre Vallotti era così celebre che nel marzo 1771 Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 – Vienna 1791) venne a Padova, al Santo, per incontrarlo. (29) Mozart vi era stato portato da suo padre, il grande musicista Leopold Mozart (Augsburg 1719 – Salisburgo 1787), che aveva fatto sosta a Padova proprio per conoscere padre Vallotti; l’incontro avvenne il 14/03/1771. (30) Nel 1779, presso la Stamperia del Seminario di Padova, Vallotti pubblicò “Della scienza teorica e pratica della moderna musica”. (31) Vallotti fu insigne maestro della cappella musicale antoniana per ben 50 anni, come ci ricorda un altro suo busto, opera firmata e datata di R. Cremesini del 1980, anch’esso nel Chiostro del Generale della Basilica di Sant’Antonio. Per la precisione aveva assunto l’incarico il 21/02/1730. (32) E sempre a Padova, in via dei Livello n° 32, in quello che l’ 11/06/1751 era nato col nome di “Teatro Nuovo” e che dall’ 08/06/1884 si chiama teatro “Giuseppe Verdi”, (33) Vallotti è ricordato da un ritratto in un affresco su di un soffitto del piano terra, davanti alle biglietterie. L’affresco dovrebbe essere opera di Giacomo Casa (Conegliano 1827 – Roma 26/10/1887), che nel 1884 realizzò le pitture del soffitto della sala, del Caffè, del foyer e del soffitto dell’atrio. (34) Infatti dopo il bombardamento austro-ungarico della notte del 29/12/1917, (35) il restauro di quello stesso anno riguardò i palchi, la volta della sala e l’arcoscenico e vide i nuovi affreschi eseguiti da Giuliano Tommasi (1879 – 1942) e Saturno Mazzuccato nella cupola della sala e non nell’atrio; anche il restauro del 1958 riguardò la sala e il palcoscenico e non gli affreschi dell’atrio. (36) (NOTA 1: Il succitato frate francescano boemo Bohuslav Matěj Černohorskŷ (Nymburk 1684 – Graz 1742) fu il fondatore della scuola violinistica boema e maestro di Willibald Gluck (Erasbach 1714 – Vienna 1787) (37) Divenne anche organista, prima ad Assisi e poi a Padova, (38) prima dal 1715 al 1719 e poi dal 1731 al 1741. (39)) (NOTA 2: Il Giorno del Ricordo è stato istituito con L. 30/03/2004 n. 92. E’ il 10/02, come ci ricorda la lapide posta nel 2004 in via Guglielmo Oberdan, sotto il portico di Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova: è dedicata ai martiri delle foibe di Trieste, Gorizia, Istria, Fiume e Dalmazia. Il 10/02/1947 è il giorno in cui, in forza del Trattato di Pace di Parigi, vennero cedute le province di Pola, Fiume, Zara e parte delle province di Gorizia e Trieste alla Jugoslavia. Ricordiamo che l’Italia ha poi ceduto un’altra parte della provincia di Trieste alla Jugoslavia, col Trattato di Osimo del 10/11/1975, ratificato con L. 14/03/1977 n. 73. (40))


  • (1) (AAVV, “Storia della Musica”, c. ed. Fratelli Fabbri Editori, Milano, 1964, vol. II, p. 79)
  • (2) (Enrico Scorzon, “Il Prato della Valle e le sue statue”, c. ed. Edizioni LINT, Trieste, 1975, p. 92)
  • (3) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (4) (“Storia della Musica”, op. cit., p. 79)
  • (5) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (6) (“Storia della Musica”, op. cit., p. 79)
  • (7) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (8) (AAVV, “Dizionario Enciclopedico Moderno”, c. ed. Edizioni Labor, Milano, 1959, vol. VI, p. 5467)
  • (9) (“Storia della Musica”, op. cit., p. 80) (Vedi anche: (abate Francesco Fanzago, “Elogi di tre uomini illustri Tartini Vallotti e Gozzi”, ed. Carlo Conzatti, Padova, 1792, p. 54, nota 51) (Vedi anche: Marco Callegari, “Strategie di produzione libraria a Padova nel settecento”, da “Navigare nei mari dell’umano sapere”, a cura di Giancarlo Petrella, atti del convegno tenuto a Rovereto, 25-27 ottobre 2007, pp. 38-9 e 41, in http://www.academiaedu/6033225/)
  • (10) (“Storia della Musica”, op. cit., p. 79)
  • (11) (abate Francesco Fanzago, “Elogi di tre uomini illustri Tartini Vallotti e Gozzi”, ed. Carlo Conzatti, Padova, 1792, p. 45, nota 6) (Vedi anche: “Giuseppe Tartini”, in it.wikipedia.org)
  • (12) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (13) (“Storia della Musica”, op. cit., p. 79)
  • (14) (Bernardo Gonzati, “La Basilica di S. Antonio di Padova”, ed. Noviziato del Santo dei Minori Conventuali, Padova, 1853, vol. II, p. 454)
  • (15) (abate Francesco Fanzago, op. cit., pp. 25-6 e p. 52, note 39, 40, 41 e 43)
  • (16) (“Diz. Enc. Mod.” Labor, op. cit.)
  • (17) (“Storia della Musica”, op. cit., p. 80)
  • (18) (Dall’archivio cartaceo della Biblioteca Universitaria di Padova, via San Biagio n. 7, sotto la voce “Tartini, Giuseppe”) (Vedi anche: abate Francesco Fanzago, op. cit., p. 56, note 56 e 57)
  • (19) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (20) (Lionello Puppi – Giuseppe Toffanin, “Guida di Padova”, c. ed. Edizioni LINT, Trieste, 1983, p. 268)
  • (21) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (22) (Lionello Puppi – Giuseppe Toffanin, op. cit., p. 269)
  • (23) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (24) (“Pirano”, alla voce “Personaggi celebri”, in it.wikipedia.org)
  • (25) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (26) (Lionello Puppi – Giuseppe Toffanin, op. cit., p. 255)
  • (27) (Enrico Scorzon, op. cit.)
  • (28) (Bernardo Gonzati, op. cit., p. 453)
  • (29) (Lionello Puppi – Giuseppe Toffanin, op. cit., p. 255)
  • (30) (“Pontificia Biblioteca Antoniana”, in it.wikipedia.org)
  • (31) (Dall’archivio cartaceo della Biblioteca Universitaria di Padova, via San Biagio n. 7, sotto la voce “Vallotti, Francesco Antonio”)
  • (32) (dagli atti amministrativi della Veneranda Arca, citati in “Cappella musicale della Basilica del Santo” it.wikipedia.org)
  • (33) (Lionello Puppi – Giuseppe Toffanin, op. cit., pp. 347-8)
  • (34) (Franco Mancini, Maria Teresa Muraro, Elena Povoledo, “I teatri del Veneto”, c. ed. Corbo & Fiore, Venezia, 1988, p. 186) (vedi anche: Bruno Brunelli, “I teatri di Padova dalle origini alla fine del secolo XIX”, ed. Libreria Angelo Draghi, Padova, 1921, p. 441)
  • (35) (Franco Mancini, op. cit., p. 189)
  • (36) (Franco Mancini, op. cit., pp. 186 e 192)
  • (37) (“Storia della Musica”, op. cit., p. 79)
  • (38) (“Bohuslav Matěj Černohorskŷ”, in it.wikipedia.org)
  • (39) (“Cappella Musicale del Santo” in “Conclusione corale per i concerti di ottobre al Santuario della Madonna Pellegrina”, in http://www.studiopierrepi.it)
  • (40) (Aldo Bozzi, “Istituzioni di diritto pubblico”, c. ed. Dott. A. Giuffrè Editore, Milano, 1981, p. 37)
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Una risposta a Giuseppe Tartini

  1. roberto ha detto:

    grazie Giulio Bertaggia per questi ”Testimoni del Veneto”.
    il suo è un lavoro davvero utile.

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