Educazione nazionalista italiana

Cerimonie rituali tricolorite nella scuola pubblica

di Massimo Tomasutti

alzabandieraLa lezione kantiana – nessun essere umano può mai essere considerato come “uno strumento ma sempre come il fine”-, credo che esca soccombenete di fronte alla logica di questa nuova cultura educativa che si è esemplificata, al plesso scolastico Stefanini di Mestre come in molti altri istituti scolastici nazionali, attraverso alzabandiera collettivi con tanto di inno nazionale. Il problema sta nel capire fino a che punto, in manifestazioni rituali come queste, il simbolismo istituzionale sia “fisiologico” e quando, invece, prefiguri una sorta di vera e propria “malattia” nazionalista.

La costruzione simbolica e culturale, che è stata così proiettata sulle fisiologie mentali degli alunni, forma non solo un contesto, ma soprattutto un sistema talmente interconnesso di significati da cui non è possibile eliminarne neanche uno senza che venga messo in discussione tutto. Ed è questo il pericolo insito in questo tipo di rituali collettivi che non si riesce ad evitare.

Il contatto con il “sacro” istituzionale trascendente, che proprio perchè è un contato potente, diviene, in questo modo, una sorta di “tabù” che fa si che il rapporto istituzione scolastica-alunni renda quegli alunni potenzialmente critici su determinati valori storici e culturali nazionali degli “impuri”.

maxresdefaultTutti i rituali di questo tipo, tanto più deprecabili se esercitati in luoghi che dovrebbero essere massimamente deputati all’esercizio del pensiero critico, hanno la loro motivazione a livello dell’inconsapevole e dell’implicito culturale; elementi antropologici che vengono sempre coercitivamente interiorizzati quando sia presente un “contesto” di questo tipo.

Prodromi inquietanti, dunque, di una nuova e forzata “educazione nazionalista”?


[da una lettera al Gazzettino del 23 settembre 2015]

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7 risposte a Educazione nazionalista italiana

  1. StefanoZzz ha detto:

    Nuova? Un’educazione impositiva che dura da oltre un secolo!

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  2. Marco D'Aviano ha detto:

    D’accordo con Massimo. La retorica che sostiene il nazionalismo di Stato è in perfetta continuità e coerenza dal tempo delle invasioni del 1860, si è perpetutata durante il Ventennio fascista e ci è stata consegnata intatta – nel suo prezioso potenziale distruttivo di cervelli – nella banana republic partitocratica, a noi afferta come fulgido ed inarrivabile esempio di democrazia, quello vagheggiato da liberali e sinistri in contrapposizione con la brutalità di stivaloni, manganelli e olio di ricino.
    Nel dibattito di ieri in Senato (mercoledì 23 settembre) si è ascoltato l’intervento (lucido nel male) dell’alfaniano ed ex-socialista Maurizio Sacconi, appartenente alla maggioranza di Governo in quota Alfano.
    Orbene egli ha rivendicato che la riforma costituzionale in via di approvazione postula finalmente l’equivalenza Stato-Nazione, affermazione tipica dei rivoluzionari francesi.
    Si riferisce al fatto che col nuovo art. 117 della Costituzione si procede al controllo dello Stato sulle Regioni, attribuendo al primo addirittura poteri di commissariamento delle stesse, come già accade oggi per i Comuni.
    Si aumentano i margini d’intervento statale, ogni qualvolta “gl’interessi nazionali” della casta occulta lo richiedano. In pratica ciò presuppone la soppressione delle autonomie locali in nome di un neo-centralismo a trazione piddina.
    Cioè il piano di “Rinascita Democratica” tracciato da Licio Gelli in sintonia con l’intelligence statunitense: è la cospirazione ordita dalla Loggia massonica Propaganda 2, che Berluskaiser non è riuscito a realizzare.
    Ma poco male, perché ora ci pensano i compagni.

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  3. Luciana ha detto:

    …….. ma perché, esiste ancora quell’espressione geografica chiamata italia ? Cosa dovremmo difendere, quali valori, quale unita’ di intenti; forse la completa sottomissione all’islam ?
    WSM

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  4. roberto ha detto:

    ma propio a un boto dovevo vardar chele someje…
    me se ga rebaltà el stomego.

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  5. GIANCARLO ha detto:

    Possiamo continuare a vedere e sentire inni, bandiere e “illuminati discorsi” pro italia, ma un fatto rimane inconfutabile. Possono fare quello che vogliono, ma i veneti si sentiranno sempre veneti e guarderanno a roma come il centro del proprio malessere e della propria insoddisfazione.
    Ormai di soldi ce ne sono pochi anche per le istituzioni e se l’economia non si riprenderà velocemente con l’abbassamento importante delle tasse, potranno fare tutte le cerimonie che vorranno, ma l’italia ( a due lentezze) finirà essa stessa per sciogliersi come la neve al sole.
    Abbiamo fiducia che ciò avverrà poiché il debito pubblico continua ad aumentare e prima o poi qualcuno verrà a reclamarlo. Renzi non si rende conto che senza eliminare o ridurre drasticamente il debito pubblico l’italia è destinata a fallire, anche se ciò sarà pilotato con maestria italica, cioè saranno i cittadini a pagare il prezzo più salato, mentre i politici tutti ce la stanno mettendo tutta affinché loro possano continuare ad essere foraggiati anche a scapito del popolo tutto.
    Poveri italiani, poveri Veneti se non si sveglieranno presto.
    WSM

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  6. PierV ha detto:

    finchè nelle scuole, e nelle varie istituzioni sono messi personaggi espressione di una cultura meridionalista e di un modo di essere e fare tipicamente italiano, è chiaro che c’e’ da aspettarsi nei luoghi e nel contesto ove comandano e dirigono, un ‘ impostazione pro-italiana e anti-veneta.

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  7. Pingback: un veneto indipendente....tutto da guadagnare..ma proprio tutto - Pagina 151

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