Il Veneto non è la Catalogna. E’ vero!

l'avv. Renzo Fogliata risponde a Ennio Fortuna

Catalogna_Fusione_VenetoI catalani non difesero Troia da Achille, Menelao, Agamennone e gli Aiaci. Noi sì. I catalani non ebbero una talassocrazia per undici secoli. Noi sì. Ciò che più colpisce nelle parole di Ennio Fortuna circa il referendum sull’indipendenza del Veneto non è tanto la riproposizione delle note tesi di autodifesa del regime, quanto il fatto che un giurista si limiti a dichiarare il contrasto tra l’aspirazione all’esercizio di un diritto di libertà di un popolo con una norma, l’art. 5 (unità ed indivisibilità della Repubblica) di una fonte del 1948; norma permeata da quello che Flaiano definì il fascismo dell’antifascismo ancor oggi imperante. Ed il contrasto determina, per il Nostro, l’inammissibilità originaria del quesito referendario; punto e basta.

Anzi – continua il noto già magistrato – vae victis al Consiglio e Giunta regionali che, nel caso intendano proseguire sulla strada sbarrata dalla Corte Costituzionale, rischiano lo scioglimento. Punto. Non una riflessione sul tasso di democrazia di una consunta norma costituzionale di stampo ottocentesco (anzi, addirittura settecentesco; 1791, per la precisione) che presenta inquietanti quanto evidenti profili liberticidi.

Invero, i giuristi di corte paiono non avvedersi che le loro posizioni somigliano ogni giorno di più alle teorizzazioni – peraltro molto più lucide – che formulò Carl Schmitt, il giurista del Reich, in Teologia politica (1922) e in Il Guardiano della Costituzione (1931). Ma Schmitt ebbe l’onestà intellettuale di non prospettare l’autodifesa dello Stato, attraverso lo spauracchio della Costituzione, come una questione giuridica, posto che affermava in chiaro che la Costituzione non deriva da una normatività legale, ma dalla decisione politica di quelli che detengono il potere garantito costituzionalmente.

Non solo. Porre sul medesimo piano la norma liberticida dell’art. 5 con le norme che tutelano libertà e diritti fondamentali, sottratte al procedimento di revisione costituzionale (eguaglianza dei cittadini ed inviolabilità dei diritti umani), è davvero una speculazione intellettuale del tutto priva di pregio. Cosa abbiano in comune la tutela dell’uguaglianza formale e sostanziale (suprema norma etica) con il diktat sull’indivisibilità di uno Stato (contingente norma politica) solo lor signori sanno.

ci-volete-schiavi-ci-avrete-ribelliMa vi è molto di più. Per sostenere un tale mostro giuridico e morale, lor signori negano l’esistenza stessa del popolo veneto, affermando l’esistenza del solo popolo italiano, con l’interna contraddizione anche giuridica dovuta al fatto che tale nozione è presente nello statuto della Regione Veneto riconosciuto dallo Stato italiano. Ed infatti, la Corte Costituzionale ci offende apertamente virgolettando il lemma “cittadini veneti” e definendoci solo abitanti della Regione o popolazione della Regione. La stessa Corte ci assesta un definitivo schiaffo sostenendo, di fatto, che i 21 miliardi di residuo fiscale dei quali lo Stato italiano ci defrauda annualmente non sono dei Veneti, ma appartengono alla “finanza pubblica generale” alla quale, in tesi referendaria, sarebbero “distratti” “ad esclusivo vantaggio della Regione Veneto e dei suoi abitanti”.

In altre parole, prima ancora dei diritti fondamentali dei Veneti, lo Stato italiano nega al popolo Veneto il diritto di esistere come soggetto di diritto interno e, a maggior ragione, internazionale; un popolo, citato da Omero, Strabone, Plinio, Livio, Alcmane, Esiodo, Pindaro, ridotto a tale grado di schiavitù da essere denunciata quale bestemmia costituzionale l’ipotesi di poter gestire le proprie risorse finanziarie. Caro Fortuna, “lascia ch’io pianga mia cruda sorte e che sospiri la libertà”.


[da un articolo di Raixe Venete – clicca qui per andare al sito]

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10 risposte a Il Veneto non è la Catalogna. E’ vero!

  1. Ben ha detto:

    ma chi xelo sto fortuna? lasselo dove che lè e nemo vanti…de cojoni ghin gavemo assà o piassè…de veneti deviati, comunisti, filo romani ghin gavemo xa massa…..va ben?

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  2. Eugenio ha detto:

    il POPOLO VENETO Citato da Omero ,Strabone ,Plinio ecc era un POPOLO che abitava e governava il suo Territorio ,Adesso quel POPOLO è in via di Estinzione ,è diventato una Minoranza nella sua Terra ,,Quindi le cose sono Molto Cambiate…

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    • Sai cosa me ne importa della Corte Costituzionale: decide solo in linea di diritto, ma non può cambiare la mentalità delle persone ne’ la storia passata, perché è già stata scritta. Io non mi sento in via di estinzione e fin che nel Triveneto ne vedo altri 6 milioni come me, che mantengono unita e viva l’identità culturale, si va avanti. Anca se sciopeto dixe de no. 🙂

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  3. Erik ha detto:

    È ciò che meritiamo…fanno bene a non chiamarci popolo per non offendere chi lo è…siamo una cozzaglia di ignoranti che legittimano e votano i propri carcerieri.

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    • Erik ha detto:

      Ovviamente non mi riferisco ai presenti, che stimo fortemente. Ma come dice Eugenio ormai siamo come gli ultimi dei Moicani…anche se difficile bisogna farsene una ragione…

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  4. StefanoZzz ha detto:

    Fortuna? Ma dove?
    Par mi porta sfiga!

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  5. mattia ha detto:

    “I catalani non difesero Troia da Achille, Menelao, Agamennone e gli Aiaci. Noi sì.” Ma non mi dire! Siete anche stati sulla luna e non ce lo avete detto?

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    • StefanoZzz ha detto:

      Forse intendeva Antenore…

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      • Mattia ha detto:

        “I catalani non difesero Troia da Achille, Menelao, Agamennone e gli Aiaci. Noi sì. I catalani non ebbero una talassocrazia per undici secoli. Noi sì.” E dove lo avrebbe nominato? Da come lo ha scritto,intende i veneti

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  6. StefanoZzz ha detto:

    come discendenza, credo…

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