Pietro Bembo

Testimoni del Veneto

QUALCOSA DI VENETO: “pillole” su illustri veneti, di nascita o di adozione, che hanno portato dei primati alla nostra cultura, operando in patria o all’ estero, e curiosità venete

di Giulio Bertaggia
Titian, Cardinal Pietro Bembo, Italian, c. 1490 - 1576, c. 1540, oil on canvas, Samuel H. Kress Collection

Titian, Cardinal Pietro Bembo, Venetian, c. 1490 – 1576, c. 1540, oil on canvas, Samuel H. Kress Collection

Pietro Bembo (Venezia 20/05/1470 – Roma 18/01/1547) Cardinale, umanista, divulgatore. Pietro Bembo è il più significativo rappresentante dell’umanesimo volgare. Divenne una guida del gusto contemporaneo, fissando alcuni princìpi fondamentali della poetica del Rinascimento maturo.

Il padre Bernardo lo condusse con sé a Firenze, dove fu ambasciatore dal 1478 al 1480. Tornato a Venezia, lo affidò ai migliori maestri, infine, nel 1492 lo mandò a Messina a studiare il greco presso Costantino Lascaris. (1) Quindi, dopo aver studiato col padre a Firenze e poi sotto insigni maestri, a Venezia, Messina e Padova, (2) proseguì la formazione a Ferrara (1497-1505), alla corte estense, dove conobbe Ludovico Ariosto. Nel 1506, dopo una breve permanenza a Roma, si recò alla corte di Urbino e vi rimase fino al 1511. Entrò in relazione con Baldassarre Castiglione e con Giovanni de’ Medici che, divenuto papa nel 1512 col nome di Leone X, volle il Bembo a Roma a far parte della Segreteria pontificia, dove rimase fino al 1519. (3) Dopo la morte di Leone X (1475 – 1521), di cui era stato segretario, si ritirò a Padova (4) dove risiedette stabilmente dal 1521 al 1530 e poi ancora, fino al 1539, alternandosi con Venezia.

Per incarico del governo veneziano scrisse la storia di Venezia, intitolata “Rerum venetarum historiae libri XII”, nel suo elegante latino e la tradusse poi in volgare. Nel 1539 fu nominato cardinale da papa Paolo III (Alessandro Farnese 1468 – 1549) e si trasferì di nuovo a Roma, dove morì, nel 1547. (5) Fu uno dei migliori letterati italiani del XVI secolo e oltre che storico della Repubblica Veneta, anche poeta in stile petrarchista. Scrisse: ”Asolani”, le “Rime”, le “Lettere”, le “Prose della volgar lingua”. (6) Pubblicò le “Prose della volgar lingua”, il suo capolavoro, nel 1525 a Venezia, presso lo stampatore Giovanni Tacuino. (originario di Trino, attivo a Venezia tra il 1492 e il 1541) (7)

bembo-stonePietro Bembo, a Padova, aveva acquistato e sistemato una casa nel 1527, nell’allora borgo Altinate; era il quattrocentesco Palazzo Camerini-Gradenigo (8) e in questa casa, al n° 59 di via Altinate (che allora si chiamava via San Gaetano, tranne il tratto dopo Piazzetta Colonna, che era parte di via Santa Sofia), nell’aprile 1537 ospitò Benvenuto Cellini che ritrasse il Bembo, come ci ricorda una targa all’esterno dell’edificio. E a quell’edificio dobbiamo la parola “museo”, come lo intendiamo oggi. Museo: il termine significa propriamente “luogo sacro alle Muse” e venne usato per primo da Tolomeo Filadelfo a denominare un edificio da lui costruito ad Alessandria d’Egitto, per ospitarvi, a spese dello stato, un certo numero di dotti e una famosa biblioteca. (9) La fondazione di questo luogo sacro alle Muse, quindi agli studi, avvenne nel 280 a. C. (10) Ma con il Bembo, con questo veneto illustre, veneziano di nascita e padovano di elezione, la parola acquista il suo significato attuale, di luogo dove non solo si raccolgono, ma anche si studiano e si mostrano ai visitatori i tesori dell’arte e dell’archeologia.

A Casa Bembo erano concentrati dipinti di grandi maestri come Michelangelo Buonarroti (Caprese1475 – Roma 1564), Zorzi (Giorgio) Barbarelli detto il “Giorgione” (Castelfranco 1478 – Venezia 1510), Andrea Mantegna (Isola di Carturo 1431 – Mantova 1506), Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520), Giovanni Bellini (Venezia 1430 circa – 26/11/1516), Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1480-5 – Venezia 27/08/1576), sculture antiche di prima grandezza, gemme, bronzetti, manoscritti miniati monete rare e medaglie. La ricchezza e varietà degli oggetti d’arte, raccolti per gusto estetico, ma anche come preziose testimonianze per lo studio del passato, rese agli occhi dell’Europa del tempo la casa di Bembo come “la casa delle Muse” o “Musaeum”, precursore di quello che sarà il moderno museo. Qui i suoi studi spinsero Bembo a indicare Michelangelo Buonarroti e Raffaelo Sanzio come campioni di un nuovo, rivoluzionario fare artistico. (11) Fu il primo museo in assoluto e da questo deriva il nome di tutti i musei del mondo. Era un museo privato; se parliamo di musei statali, il primo museo nazionale europeo propriamente detto fu quello del Louvre, a Parigi. (12)

La Casa del Bembo di via Altinate, 59 oggi ospita ancora un museo, ma è quello della III Armata; è un museo della Prima Guerra Mondiale. Della splendida collezione di Pietro Bembo, a Padova, non resta più nulla: dopo la morte di Bembo i capolavori vennero venduti dal figlio Torquato e si dispersero nel mondo ed oggi sono conservati nei grandi musei internazionali. (13)

libelli_portatiles_2Ma il Bembo è famoso anche per un’altra invenzione: fu inventore, con Aldo Pio Manùzio (Bassiano di Velletri 1450 circa – Venezia 1515), dei libri tascabili, piccolo formato che, lontani dagli ingombranti tomi universitari, diventarono dei vero oggetti di “design” ambitissimi dai giovani alla moda dell’epoca. (14) Con Aldo Pio Manùzio rivoluzionò il concetto di libro, curando volumi di classici di piccolo formato privi di commento, che potessero essere letti al di fuori delle aule universitarie. (15) E’ nato a Venezia il “formato pocket” dell’editoria!

Pietro Bembo è sepolto a Roma, nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva. A Padova, è ricordato da un monumento del 1549 opera dell’architetto Michele Sammicheli (Verona 1484 – 1559) contenente un busto dello scultore Danese Cattaneo (Carrara ? – Padova 1572, discepolo di Jacopo Tatti, detto Sansovino il giovane); (16) è nella Basilica di Sant’Antonio, sul terzo pilastro fra la navata centrale e la navata di destra, dalla parte della navata centrale. A Venezia, nel Panteon Veneto di Palazzo Loredan, in Campo Santo Stefano, lo ricorda un busto del 1847 di Angelo Cameroni. (17)

Pietro Bembo era figlio di Bernardo Bembo (Venezia 1433 – 1519) che aveva raccolto a Venezia una importantissima biblioteca; (18) era una preziosa raccolta di codici, in parte da lui stesso trascritti, che poi il figlio Pietro lasciò in legato alla Biblioteca Vaticana. Bernardo Bembo, mentre era podestà di Ravenna (città della Serenissima dal 1441 al 1509), fece erigere a sue spese il mausoleo di Dante. (19) (“fece erigere a sue spese il mausoleo a Dante in Ravenna.”, ci conferma anche il Melzi. (20))


(1) (Mario Pazzaglia, “Gli autori della letteratura italiana”, c. ed. Zanichelli, Bologna, 1972, vol. II, p. 337)

(2) (AAVV, “Dizionario Enciclopedico Moderno”, c. ed. Edizioni Labor, Milano, 1959, vol. I, p. 658)

(3) (Mario Pazzaglia, op. cit.)

(4) (“Diz. Enc. Mod.” Labor, op. cit., vol. I, p. 658)

(5) (Mario Pazzaglia, op. cit.)

(6) (Giovanni Battista Melzi, “Il novissimo Melzi – Dizionario Enciclopedico Italiano”, c. ed. Antonio Vallardi Editore, Milano, 1978, vol. II, p. 171)

(7) (Dall’archivio cartaceo della Biblioteca Universitaria di Padova, via San Biagio n. 7, sotto la voce “Bembo, Pietro”) (Vedi anche: “Giovanni Tacuino”, in Enciclopedia Italiana Treccani, http://www.treccani.it)

(8) (Vittoria De Petra, “La Casa delle Muse torna a Padova”, articolo comparso il 05/12/2012 su http://www.youthunitedpress.com/pietro-bembo-e-linvenzione-del-rinascimento/)

(9) (“Diz. Enc. Mod.” Labor, op. cit., vol. IV, p. 3770)

(10) (Giovanni Battista Melzi, op. cit., p. 934)

(11) (“Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, articolo comparso su http://www.studioesseci.net/mostra.php?IDmostra=868)

(12) (“Diz. Enc. Mod.” Labor, op. cit., vol. IV, p. 3770)

(13) (“Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, op. cit., http://www.studioesseci.net)

(14) (“Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, in http://www.palladiomuseum.org/exhibitions/bembo2013/mostra)

(15) (“Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, op. cit., http://www.studioesseci.net)

(16) (Lionello Puppi – Giuseppe Toffanin, “Guida di Padova”, c. ed. Edizioni LINT, Trieste, 1983, p.231) (Vedi anche: Bernardo Gonzati, “La Basilica di S. Antonio di Padova”, ed. Noviziato del Santo dei Minori Conventuali, Padova, 1853, vol. II, pp. 171-2)

(17) (“Il Panteon Veneto”, in http://www.istitutoveneto.org)

(18) (Giovanni Battista Melzi, op. cit., p. 171)

(19) (“Diz. Enc. Mod.” Labor, op. cit., vol. I, p. 658).

(20) (Giovanni Battista Melzi, op. cit., p. 171)

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