L’avventurismo e la rabbia

di Enzo Trentin

rabbiaPer la rabbia si finisce all’inferno. Uno dei peggiori fra i sette vizi capitali è l’ira. Del resto solo il Signore, avverte il salmista, è lento all’ira. Ma – sostengono molti indipendentisti – come si fa a non essere presi dalla collera e dallo sdegno guardando alle vicende dei partiti indipendentisti (o sedicenti tali) catalani e veneti?

Analizziamo sommariamente la recente politica del CUP catalano. Antonio Baños alla testa della lista del CUP, riassumendo propone una presidenza della Generalitat de Catalunya neutra; niente Artur Mas quindi. Per Baños, la nuova strada verso l’indipendenza è troppo complessa per ridurre il dibattito su questo tema, e preferisce che i negoziati con la Coalizione Junts Pel Sí (Uniti per il sì, Jps) e le altre organizzazioni e gruppi si concentrino su come iniziare a disobbedire alle leggi statali, alle decisioni dello scudo costituzionale rappresentato dal Tribunal Constitucional de España (TC), e insiste: «Siamo arrivati sin qui, quindi non si può sbagliare.»

La Candidatura di Unità Popolare (CUP, in catalano: Candidatura d’Unitat Popular) è una formazione politica presente, oggi, nella Generalitat de Catalunya con dieci seggi. Nel suo programma politico afferma di volere la: «Totale Indipendenza della nazione catalana e di non volere i limiti che impone il governo spagnolo che vuole distruggere i catalani come popolo.» E aggiunge: «ora noi siamo il 48% di indipendentisti nel paese.» proseguendo: «Noi siamo la sinistra indipendente e abbiamo lottato per decenni per raggiungere questo momento. È evidente che quando c’è il 48% di voti indipendentisti in Catalogna, abbiamo un governo di maggioranza e un parlamento separatisti ma non abbiamo il 50% più uno dei voti.» Ovverosia, un partito politico dichiaratamente indipendentista, che ha per ragione sociale la disobbedienza alle leggi spagnole, accetta le tesi unitariste di Mariano Rajoy & company castigliana. Incomprensibile!

risultati-elezioni-catalogna-2015Proviamo allora a fare qualche osservazione e speculazione politica:

  1. Artur Mas non è l’equivalente di una educanda uscita da un istituto di Orsoline; tuttavia è il vincitore morale delle elezioni del 27/09/2015.
  2. Ha subìto e subisce ogni sorta di pressione nazionale ed internazionale per non far progredire la causa indipendentista Catalana.
  3. Uniti per il sì (Jps) ha ottenuto 60 seggi alla Generalitat de Catalunya, mentre il CUP solo 10. Ciò nonostante, come già detto, il CUP vuole determinare la linea politica e l’elezione del Presidente.
  4. Insomma, ci troviamo di fronte ad una chiara posizione ideologico-rappresentativa dove gli elettori hanno conferito un mandato al partito, e non sono in grado di specificare se tale mandato era solo per l’indipendenza o anche per una politica “ideologica”.
  5. Mancando gli strumenti per l’esercizio della cosiddetta democrazia diretta gli elettori già il giorno dopo aver esercitato il diritto di voto sono stati esautorati da ogni “gioco” politico. Ovvero, hanno firmato la solita cambiale in bianco.
  6. La democrazia rappresentativa non è democrazia, ed è moralmente ed eticamente inaccettabile, perché presuppone che gli altri: i “rappresentanti”, decidano per noi stessi.

Jordi Fornas, presidente di UPDIC (Uniti per Dichiarare l’indipendenza Catalana), in una recente intervista ha chiarito perfettamente l’impossibilità della cosiddetta via istituzionale affermando tra l’altro: «L’attitudine dei politici catalani di procedere a patti con lo Stato viene da lontano, e l’attitudine dello Stato è sempre la stessa, per cui con un programma che dicono sia quello giusto per arrivare all’indipendenza, non è pensabile che adesso cambino.

«Si pretende di costruire le “strutture dello Stato” e di arrivare ad un “processo costituente” per redarre la futura Costituzione. Questo processo, definito nel programma del JPS e del CUP, dovrebbe avere una durata massima di 18 mesi, dopo di che sarebbe da convocare un referendum per valutare la nuova Costituzione che porterebbe alla proclamazione dello Stato indipendente.

«Per vedere l’impossibilità di un tale progetto, basta ricordare come è finita la “consultazione” (non vincolante!) che Artur Mas ha proposto di fare il 9/11/2014 con un “processo partecipativo” che ha avuto un grande successo popolare, e un risultato schiacciante per i favorevoli all’indipendenza (più dell’80%); ma gli stessi che l’avevano proposto non l’hanno reclamato valido, seguendo il discorso del Governo spagnolo. Allora, rispondendo alla domanda: i politici catalani non pensano in realtà di aprire le ostilità contro Madrid, vogliono fare un processo di dialogo amichevole.»

Che è quanto stanno facendo la Lega Nord ed i sedicenti indipendentisti alla Regione Veneto. Tuttavia, se i catalani dispongono già di una provata esperienza politico-amministrativa, i veneti con le loro perduranti e ultra-decennali risse non possono vantare né la predetta esperienza amministrativa, né tanto meno il seguito popolare che s’è visto sfilare – nel corso di più anni – per le vie di Barcellona a supporto dell’indipendenza.

Si favoleggia tanto di un Veneto indipendente che potrebbe fare questo e quello, ma dati verificabili non se ne confrontano. Eppure, giusto per fare un esempio, per avvicinare una buona fetta di elettorato basterebbe che gli indipendentisti veneti cominciassero a rassicurare la vasta platea dei pensionati.

Non c’è stato, nel tempo, un leader di partito o movimento indipendentista che abbia proposto una riforma radicale delle pensioni sul modello realizzato da José Piñera; oppure il sistema dei tre pilastri su cui si basa il sistema pensionistico svizzero che evita sperperi e palesi ingiustizie. Al massimo abbiamo assistito a qualche avventuroso che si è spinto a pronosticare l’uso dell’INPS quasi non fosse un ente italiano di cui si può disporre a piacimento. Alcuni, inascoltati, ne parlarono in occasione dell’avvio del «Libro Bianco» per l’indipendenza del Veneto. Un’iniziativa arenatasi prima ancora di partire a causa dell’inadeguatezza di coloro (o colui?) che l’aveva promossa sabato 3 Maggio 2014 a Montegrotto Terme (PD).

Eppure, Guglielmo Gandino in un articolo pubblicato il 5/10/2015 rileva qui: «In questo Paese, che vive di ipocrisie istituzionali con la deplorevole connivenza dei media, si parla tanto di Costituzione Repubblicana, ma non si fa nulla per rispettarla come si dovrebbe. Ci riferiamo ancora una volta alle pensioni.

«Nel 2008 la perequazione sulle pensioni oltre otto volte il minimo (circa 4.000 euro lordi al mese) venne azzerata con l’articolo 1 comma 19 della legge n. 247/2007. Quell’anno l’inflazione fu dell’1,7%. Nel 2010 la Consulta si pronunciò su questo blocco con la sentenza n. 316/2010, sostenendo che l’azzeramento, per il solo 2008, nella piena discrezionalità del legislatore, non era illegittima. Ma aggiunse un monito al legislatore, sottolineando che la sospensione a tempo indeterminato della perequazione, o la frequente reiterazione di misure intese a paralizzarla, entrerebbero in collisione con i principi di ragionevolezza e di proporzionalità, in quanto “…le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere di acquisto della moneta”. Il messaggio della Consulta sembra chiarissimo.»

schiavoAltre interessanti constatazioni: «Con i pensionati ormai ci si permette tutto, in nome della situazione economica difficile. Emergenza che tuttavia non impedisce ai politici di farsi leggine “ad hoc” per incassare indebitamente i finanziamenti non dovuti, né di attribuirsi vitalizi e benefici indecenti, senza parlare dell’uso scriteriato dei voli di stato, della distribuzione di prebende ai trombati della casta, delle migliaia di enti inutili che esistono solo per distribuire poltrone, della latitanza dei controlli, delle migliaia di falsi invalidi che la fanno franca, dei “finti poveri” che fanno impunemente i furbi da sempre, della corruzione a tutti i livelli, eccetera.»

Ecco allora la rabbia dei sinceri indipendentisti, quelli che ci credono veramente, per l’avventurismo di certo pseudo-indipendentismo veneto disertore della cittadinanza politica con le sue responsabilità: l’ideale per i politicanti. Proprio mentre questi ultimi ci tolgono gli strumenti politici e il lavoro, gravandoci di oneri fiscali. Si tratta di schiavi che si credono liberi e sono in realtà collaborazionisti, perché l’educazione alla responsabilità non è più praticata. Non vedono e nemmeno percepiscono che una progettualità istituzionale responsabile potrebbe superare la loro devianza. Saremo anche fissati, ma continuiamo a sostenere che quello manca è il Popolo, un vero Popolo. Un Popolo fatto di cittadini veri, cittadini onesti, che hanno dignità e pudore, che non se ne fregano, che isolano i cialtroni, che non si fanno servi del potere e non offrono, con comportamenti irresponsabili, alibi a chi il potere ce l’ha solo per mandato di servizio.

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5 risposte a L’avventurismo e la rabbia

  1. Luciano ha detto:

    Ottimo articolo con cui concordo in toto. Sono anch’io dell’idea, purtroppo e lo dico da tempo, che con gli attuali movimenti indipendentisti veneti non andremo da nessuna parte e poi abbiamo anche tanto popolo veneto indifferente, che brontola, che protesta ma che poi pavidamente vota sempre i soliti partiti nazionali (certo anche perché non vede alternative serie tra i movimenti indipendentisti). Non resta che accendere un candelotto a San Marco. Povero Veneto !!! WSM

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  2. GIANCARLO ha detto:

    Concordo con Luciano.
    Ogni iniziativa, ogni nuovo personaggio, ogni nuovo movimento indipendentista Veneto sembrano sempre uscire da un elaborato piano strategico di roma.
    Si finisce sempre per essere delusi o “smonadi” che è poi quello che vuole roma.
    Ma allora chi è veramente indipendentista e chi invece persegue le strategie di roma o peggio sogni o velleità personali per il proprio tornaconto ??????
    Sono domande legittime e dare delle risposte diventa sempre più impellente ed importante.
    Nessuno a tutt’oggi si è veramente impegnato a livello internazionale per denunciare il modo fraudolento con cui si portò il Veneto dentro all’italia ed iniziare un vero confronto con le istituzioni internazionali per arrivare all’indipendenza.
    In ogni caso se il Popolo Veneto non è unito e convinto non si andrà da nessuna parte.
    WSM

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    • adriano zambon ha detto:

      Il Comitato di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto ha già fatto i primi passi, è stata dichiarata l’ indipendenza, del Veneto perchè MAI il Veneto è stato italiano, abbiamo una sede del governo Veneto in esilio, il seme della libertà è germogliato. Per saperne di più vai sul sito” clnveneto@gmail.com

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  3. GIANCARLO ha detto:

    I Veneti si possono sintetizzare cosi’ : MUSO DURO E BARETA FRACA’ !!
    Siamo stati per oltre un secolo talmente “SBATUDI” tra guerre, portadi alla fame e in ultimo spremudi come i limoni de tasse e balsei che emo deciso de aplicar la legge dell’autodifesa.
    Infatti coltivare il proprio orticello non è una moda ma una necessità, direi un’autodifesa da uno stato predone la cui giustizia è falsa e applicata con idelogie le più varie tramite leggi fatte a seconda di chi prendeva il potere….a turno perché alla fine se guardiamo bene je tuti stessi !!!
    WSM

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  4. GIANCARLO ha detto:

    Adriano Zambon…..avete un sito ??? Se sì pubblicizzatelo da poter avere maggiori informazioni al riguardo. Grz. Ciao

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