Il Veneto nel 1866 non è mai stato ceduto all’Italia (prima parte)

di Alessandro Mocellin sul Il Mattino di Padova del 19/10/2011

italia_nel_1866E’ diventato ormai noto presso i Veneti,  ma non solo, che la nostra terra è stata annessa al Regno d’Italia con un plebiscito farsesco, organizzato domenica 21 e lunedì 22 ottobre dell’anno 1866.

Ricorre in questi giorni il 145esimo anniversario di quegli eventi, giusto per ricordare che le istituzioni italiane festeggiano i 150 anni dell’Italia Unita, senza il Veneto, ovviamente.

Ritengo, però, che si sia finora travisato il vero valore di questa procedura referendaria. Molti studiosi ed esperti della materia hanno descritto le operazioni di voto come “cosmetiche”, portando alla luce le violazioni compiute (pressioni, intimidazioni, voto palese) come offensive principalmente sul piano morale e storico, come una ciliegina amara su una torta pasticciata.

L’idea diffusa è che il voto del plebiscito sia stato solo una formalità, stante che, come da più parti si dice, la cessione del Veneto era avvenuta addirittura prima del voto! Recitava infatti un trafiletto sulla “Gazzetta di Venezia” di sabato 20 ottobre 1866: “Questa mattina [cioè venerdì 19] in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto”. Occorre fare attenzione, però, a non saltare a conclusioni affrettate: è infatti scientificamente scorretto interpretare una fonte storica alla luce di ciò che avverrà, cioè sapendo già come andrà a finire. Non è scritto da nessuna parte, infatti, che quel giorno, in quell’albergo, il Veneto sia stato ceduto all’Italia.

E’ sulla base di tale interpretazione, secondo me errata, che si basano le visioni storiche che qualificano il plebiscito del 1866 come una inutile formalità di adesione ad una situazione di fatto già sostanzialmente costituita e decisa da altri, come a dire che “il 19 ottobre il Veneto era già passato dalla Francia all’Italia, due giorni prima del plebiscito”, ma non è affatto così.

Ma se non è stato ceduto all’Italia, il Veneto a chi è stato ceduto? La risposta non è ovvia, ed è forse la più impensabile: il Veneto è stato ceduto a sé stesso.

Thaon di RevelLa questione veneta, “risolta” nel 1866, ha visto come attori partecipanti, nell’ordine, l’Austria, la Francia, l’Italia, e… il Veneto (o, meglio, “la Venezia”, cioè tutto il territorio dell’attuale Regione Veneto, con anche Pordenone ed Udine, “ e Mantova”, riconosciuta come provincia non appartenente al territorio della Venezia). Queste 4 parti sceniche sono invece personificate da 6 attori: il commissario austriaco Gen. Karl Moering, il commissario francese Gen. Edmond Leboeuf, il commissario italiano Gen. Genoa Giovanni Thaon di Revel, e i 3 notabili rappresentanti del territorio conteso, due veneti (l’assessore della municipalità veneziana Conte Luigi Michiel ed il podestà di Verona, Edoardo De Betta) e un mantovano (Achille Emi-Kelder, assessore della municipalità di Mantova).

Analizzando opportunamente le memorie, quasi una confessione, del commissario italiano Thaon di Revel, scopriamo cosa è successo davvero in quell’albergo la mattina del 19 ottobre di 145 anni fa.

Edmond_LeboeufPare opportuno partire dal ruolo dei 3 notabili, comprese le modalità della loro scelta. Scrive Thaon di Revel: “Dovevo pure risolvere la questione dei tre notabili, scelti dalla Francia e chiamati a ricevere da questa il Veneto a lei ceduto dall’Austria. […] Le idee di Leboeuf su tale funzione, dapprima incerte, tendevano ora a darle grande solennità. […] Scegliendo gl’individui che si proponevano da Parigi si creava un’autorità speciale sul Veneto, che poteva dar luogo a qualche aspirazione autonoma od anche repubblicana per Venezia. Dovrebbero essi indire il Plebiscito od affidarne l’incarico ai Municipi?”

Revel appena dopo parla anche apertamente dei metodi  mafiosi usati per pilotare la scelta dei notabili, e pare quasi compiacersi della sua abilità diplomatica: “Miniscalchi, Strozzi, Giustiniani ed altri eran degnissimi gentiluomoni e perfettamente adatti per tale scelta, se non vi ostassero le considerazionei sovraesposte; perciò pensai bene, sin dai primi giorni, di esporre condifenzialmente le mie idee a Ricasoli, fra le quali eravi quella di far sentire a quei signori, che sarebbero richiesti [cioè “chiamati”] da Leboeuf, direttamente o per intermediario, che il Governo [italiano] desiderava ch’essi declinassero l’invito. Mi riservavo poi di condurre Leboeuf, senza che si avvedesse del partito preso, a richiedere Michiel, De Betta ed Emi-Kelder”.

Vittorio Emanuele IISe la scelta dei notabili è stata pilotata, modalità di svolgimento del plebiscito invece sono state decise unicamente dall’Italia. Ci confessa Revel: “Quando la sera del 16 di ritorno da Verona, giunsi all’albergo [a Venezia], vi trovai 1300 copie del manifesto Reale pel Plebiscito […]. Telegrafai subito a Cugia [Efisio Cugia, Ministro della Guerra italiano dal 22 agosto 1866]: ”Ricevuto manifesto, ignorandone esistenza non potei preparare Generale francese. Temo protesta motivo data da nessuna menzione in esso della Francia. Voglia Vostra Eccellenza tenere a calcolo difficoltà della posizione””.

Poi Revel continua a narrare: “Altro che cessione! Il 17, alle 8 del mattino, mi vedo arrivare Leboeuf con in mano un giornale, nel quale era stampato tutto il Decreto Reale! Era fuori di sé; non parlava, non gridava, ma urlava, che era una violazione del trattato, un insulto alla Francia, e protestava che senza un ordine preciso del suo Imperatore, non cedeva il Veneto. […] Avevo davanti ai miei occhi il Regio Decreto in data 7 ottobre, firmato Vittorio Emanuele, che fissava il 21 e 22 stesso mese per la votazione del Plebiscito, e non solo lo leggevo stampato nel giornale, ma sapevo che era affisso in tutta la provincia di Treviso; ne avevo 1300 copie per Venezia ed estuario; Leboeuf me ne aveva portato una copia; e si voleva [dal governo italiano] che dicessi al Commissario francese ch’egli si sognava un Regio Decreto che non esisteva!”.

Sembra una farsa, ed anzi lo è, ma è proprio con queste premesse e con questi metodi che il Regno d’Italia ha ottenuto di annettere il Veneto nel 1866, ma con quali altri inganni e nascondimenti?

Questa voce è stata pubblicata in Blog Pubblico, Plebiscito Truffa 1866. Contrassegna il permalink.

5 risposte a Il Veneto nel 1866 non è mai stato ceduto all’Italia (prima parte)

  1. Pingback: Il Veneto nel 1866 non è mai stato ceduto all’Italia (seconda parte) | Vivere Veneto

  2. GIANCARLO ha detto:

    Tutto abbastanza verosimile e vicinissimo alla verità storica.
    Ma, c’è un ma pesante come il piombo a mettere a tacere anche i più scettici.
    Infatti il buon Ettore Baggio, che spero molti conoscano, è riuscito a scovare la pubblicazione sulla Gazzetta del Regno d’Italia , datata due giorni prima che avvenisse il famoso plebiscito in cui si dichiarava l’annessione del Veneto all’Italia senza menzionare alcun dato o risultato dello stesso…e d’altronde come poteva esserci se non era ancora avvenuto.?!
    Già questa è una prova inconfutabile sul metodo mafioso ed illegale con cui il Veneto venne conquistato ad insaputa del Popolo Veneto ancora in quel giorno……sovrano……..
    Questo basta ed avanza per poter denunciare l’italia difronte alla Corte di Giustizia dell’AIA per procurata morte della Serenissima. Inoltre anche il Gran Consiglio votò senza il numero legale…. etc..etc.. insomma se leggiamo il libro di Ettore Beggiato ce ne facciamo un’idea precisa.

    Mi piace

  3. alessandromocellin ha detto:

    Gentile Giancarlo,
    ho due obiezioni da fare a Lei e a Beggiato:
    1. obiezione storicistica: ma di questa fantomatica cessione scritta in Gazzetta Ufficiale, cosa si trova scritto ESATTAMENTE? Beggiato, che io sappia, non ha mai pubblicato il testo, ma solo la sua interpretazione di un testo che non mostra: già così fece col famoso trafiletto dell’Albergo Europa, dov’era scritto “si è fatta la cessione del Veneto” e lui, di sua interpretazione, ha voluto leggervi “si è fatta la cessione del Veneto >>all’Italia<<", che non è scritto da nessuna parte e non riscontra alcun documento ufficiale. La mia contestazione è di ordine storico-metodologico;
    2. obiezioni giuridica: poiché, come dimostrato da questo articolo, la questione veneta fu (ed è) questione retta dal diritto internazionale, il valore giuridico di una fonte interna (gazzetta ufficiale italiana) è pari a zero. Un po' come se la Russia scrivesse in gazzetta ufficiale che la Crimea è roba sua: si tratterebbe di atto anzitutto politico, non di enunciazione di un diritto incontestato.

    Cordialmente,
    AM

    Mi piace

  4. GIANCARLO ha detto:

    Va bene prendo atto delle sue chiarificazioni.
    Dobbiamo però aggiungere che con il trattato di pace di Vienna si prevedeva che detto plebiscito sarebbe stato fatto sotto controllo internazionale…..cosa che non avvenne !!
    Inoltre i Piemontesi occuparono i seggi senza che nessuno li ostacolasse.
    Quindi tutto fu fatto nell’illegalità e senza controlli esterni. I Veneti infatti disertarono perché per loro era ovvio che dovevano rimanere indipendenti….ma questo sarà motivo di denuncia nelle sedi internazionali perché dopo 145 anni di occupazione italiana il Veneto ne ha le scatole piene di dover convivere con mentalità e illegalità diffuse dell’italia “unitaria”.
    WSM

    Mi piace

    • alessandromocellin ha detto:

      Se io acquisto da Lei la casa in cui Lei vive, e poi invece di pagargliela ed adempiere alle obbligazioni del contratto vengo da Lei e occupo la SUA CASA e LA SFRATTO, se Lei non dice nulla, non succede nulla e io vivrò tranquillo (da occupante) a casa Sua. E invece c’è un pezzo di carta che dice cosa è GIUSTO (= secondo diritto): la casa è Sua (anche se ci sono dentro io) e se io la voglio, devo pagarla a Lei.

      Secondo la ricostruzione di Beggiato, siamo sottoposti legittimamente all’Italia, anche se l’Italia è stata cattiva, e noi siamo fregati, perché la Francia ha firmato la cessione all’Italia, e quindi il plebiscito è stato privo di alcuna validità legale, e dunque i brogli stessi sono stati legalmente irrilevanti.

      Secondo la mia ricostruzione, siamo occupati illegittimamente dall’Italia, l’Italia non è stata solo cattiva ma anche violatrice del diritto internazionale e dei patti da essa sottoscritti, perché il plebiscito è previsto da un trattato internazionale, e se non si è fatto a regola d’arte, chiunque delle parti firmatarie (o loro successori) riscontri irregolarità, può agire in giudizio.

      Veda Lei quale delle due è la prospettiva de “poveri veneti mone” e quale è quella del “siamo veneti anche internazionalmente, cazzo”.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...