Liberté, modernité e vergogna

di AndreaD

Schermata 11-2457345 alle 13.40.37Scrivo due parole di commento a seguito di una lettera firmata che è stata pubblicata sul sito web de “Il Gazzettino”. La lettera fa riferimento alla persona di Valeria Solesin, la studentessa veneziana assassinata durante l’attacco terrostico di venerdì 13 novembre 2015 a Parigi. Da parte mia non ho nessuna intenzione di mettermi ad elaborare ipotesi e illazioni, con conseguenti inutili polemiche, su quello che poteva essere (o non essere) il senso di appartenza veneto della povera Valeria.

Resta il fatto che la lettera del sig. Angelo mette nero su bianco alcune tesi che, a mio parere, meritano qualche riflessione. Per esempio già dalle prime righe l’autore sostiene che è giusto ricordare Valeria senza riportarne il cognome (palesemente veneto) perché in un contesto globalizzato, e quindi “civile e moderno”, questo è ormai un’inutile orpello folcloristico e anacronistico. In altri termini egli vorrebbe dire che è vergognoso avere un cognome veneto. Ed infatti solo censurandolo si può delineare la figura moderna della figlia “di una Venezia che esce dalla sua Laguna autoreferenziale e si propone al Mondo”. Ammetto che ci vuole una bella dose di coraggio intellettuale per sostenere che Venezia non si è mai proposta al mondo e che un cognome veneto è una sorta di “marchio dell’infamia”.

L’intervento del sig. Angelo prosegue poi con un’altra perla di saggezza quando ci spiega che, per diventare brave persone, è necessario “essere veri cittadini italiani ed europei” e questo stato di grazia lo si raggiunge solo seguendo alla lettera quello che “il dettato costituzionale ci dice”. Vediamo se ho ben capito: qui si sostiene che l’essere umano dotato di libertà di coscienza e di arbitrio è, in realtà, un essere imperfetto. Lo stadio finale di perfezione lo si raggiunge solo dotandosi di un apposito libretto delle istruzioni (la Costituzione Italiana) e studiandolo alla lettera come se fosse un testo sacro alla stregua della Bibbia, del Corano o del Talmud. Solo così si entra nello stato di grazia del modello cittadino italiano ed europeo. Se sei veneto, sardo, catalano, bretone, scozzese ecc… devi solo vergognarti e cancellare la tua identità “autoreferenziale”.

E meno male che negli ultimi anni è tutto un ripetere che attualmente è in corso uno scontro tra civiltà: quella “buona e moderna” contro quella “cattiva e totalitaria”. Io vedo solo dei modelli sociali e culturali in lotta per la supremazia nei quali il concetto di “liberté”, di cui tutti in questi giorni si stanno riempiendo la bocca a sproposito, è stato progressivamente sostituito dalle regole dei “sacri libretti delle istruzioni”.

Io penso che una società che predica la vergogna per le proprie origini e la propria identità difficilmente vincerà questa guerra.

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Łìbaro e Veneto
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5 risposte a Liberté, modernité e vergogna

  1. Marco D'Aviano ha detto:

    Bellissimo commento di Andrea, ogni tanto si legge qualcosa di importante scritto da persone intelligenti. E’ vero, l’articolo di Avogaro è uno dei più ripugnanti rigurgiti di qualunquismo giacobino letto in questi anni (per chi sa percepirne il significato). Verissima l’osservazione di Andrea, sono anni che contrastiamo quella mentalità degenerata, in nome della Patria Veneta, ma ecco cosa scrivono i media di regime. Non sarei andato a profanare piazza San Marco con quella kermesse liberale, neanche se mi trascinavano. La battaglia per liberarci della mentalità liberal-italiana è ancora lunga e impegnativa. WSM!

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  2. Mauro ha detto:

    😂😂😂 mi fate sbellicare dal ridere 😂😂😂

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  3. Marco D'Aviano ha detto:

    Volevo aggiungere due cose. La prima è che, visto anche il tono da classico “studiato”, questo Angelo Avogaro potrebbe essere un endocrinologo che insegna medicina all’Università di Padova. La cosa combacerebbe alla perfezione con il “clima culturale” che si respira (ancorché irrespirabile) nelle scuole e nelle università di regime, ormai impregnate di ideologia illuminista-liberal-massonica. Ed è proprio questa ideologia “italiana” la prima cosa di cui noi Veneti dobbiamo liberarci, tornando alle nostre radici cristiane.
    La seconda cosa è che a tutti noi Veneti dispiace dell’attentato e delle vittime, dei morti e anche dei feriti (di cui spesso ci si dimentica). In particolare ci sentiamo colpiti della perdita di Valeria Solesin, concittadina veneziana.
    La cosa insopportabile è l’aura ideologica, progressista-pacifista-femminista-nichilista-mondialista-cosmopolita-buonista-modernista-liberale, ecc., ecc., che in questa sciagurata italietta viene stesa dal potere su tutto quello che succede.
    Non se ne può più, a prescindere dalla corrente ideologica preferita da ciascuno, perché questa retorica è un modo di pensare imposto, conformista, volgare, idiota, alla “Charlie Hebdo”, che sta corrompendo la società. Quel che è peggio è che crea mostri, non ultimi i satanisti che suonavano il rock al Bataclan e gli attentatori pseudo-islamici manovrati da servizi segreti vari.
    Se una persona muore in circostanze tragiche, va ricordata in modo sobrio con una bella Messa Cattolica, come Cattolica è nata la Veneta Nazione e come Cattolici siamo noi tutti. Le piazzate sono solo propaganda, anche quando esibiscono fini apparentemente nobili, come ricordare le vittime dei terroristi.

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    • mary ha detto:

      Condivido pienamente. Inoltre, al di la del discorso sul cognome veneto, posso aggiungere – con un tocco di cattiveria e perdonatemi – che il “funerale laico” potevano farlo in Via Garibaldi (unico luogo “italiano” presente a Venezia) e non sul suolo sacro di Piazza San Marco.

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  4. La cosa più insopportabile è che porti un cognome veneto. Se lo faccia cambiare in “Abbucatu”

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