Scrivo dunque sono (veneto)

di AndreaD

maxresdefaultRecentemente ho avuto l’opportunità di frequentare il corso di Veneto par Venetofoni organizzato da l’Academia de ła Bona Creansa. E’ però necessaria, da parte mia, una doverosa premessa: vi confesso che mi sono approcciato a questa nuova avventura con una certa dose di pregiudizio. Mi spiego: suppongo che molti di noi abbiano studiato una o più lingue a scuola e immagino, quindi, che di questa esperienza sia rimasto ai più un ricordo che sa di pedanteria, di noia, d’imposizione scolastica. Con questo duplice sentimento, di curiosità e di diffidenza, mi sono iscritto al corso immaginando che avrei trascorso il tempo a capire se fosse più corretto scrivere puner piuttosto che ponaro. Ora che ho frequentato più della metà delle lezioni, previste per il corso di “livello A”, posso affermare che i miei pregiudizi sono stati clamorosamente smentiti e anzi, ora mi ritengo ancora più motivato nell’approfondire e utilizzare la mia marełengua.

Le lezioni, tenute dal dotor Łesandro Mosełin, vanno ben oltre la mera questione del lessico veneto e ci introducono ad una nuova “forma mentis”: cioè pensare, parlare e scrivere in Łengua Veneta con la consapevolezza che il nostro cervello sta utilizzando una lingua a tutti gli effetti e non si sta limitando a storpiare e pasticciare la lingua italiana che abbiamo imparato a scuola. Questo semplice principio (se vogliamo aggiungere pure banale) è in realtà il fondamento di quella che è la “Coscienza del Popolo”: se noi Veneti abbiamo la nostra Lingua allora vuol dire che abbiamo anche la nostra Cultura e quindi non siamo, come vorrebbero farci credere, la “brutta copia” – rozzSigh-Charlie-Browna e sgrammaticata – del cittadino italiano inteso come modello di perfezione cui ispirarsi. Appare chiaro, quindi, che è sempre stato facile il giochetto di chi vuole instillare nella testa dei Veneti il concetto che noi siamo portatori di una sottocultura inferiore e pertanto dobbiamo uniformarci alla cultura italiana che invece è, per grazia divina, superiore. E questo giochetto, protraendosi nei decenni, è riuscito a plagiare a tal punto le nostre menti che abbiamo finito per autoconvincerci che siamo una macchietta patetica o, nel migliore dei casi, folcloristica. Provate a fare caso a quelle illustrazioni che girano tramite il passaparola nel web, create dai Veneti stessi – e scritte in un atroce pseudo-veneto – in cui si mitizzano le nostre presunte virtù: l’ignoranza, la rozzezza, la blasfemia, l’alcolismo ecc… Se non cambia il modo di pensare alla fine finiremo tutti per credere che sia così e allora il Popolo Veneto si dividerà per sempre in due categorie: quelli che prendono le distanze e che si vergogneranno di essere veneti, e quelli che invece passeranno il loro tempo a crogiolarsi in questo putrido brodo. In tutti e due i casi siamo di fronte alla morte di un Popolo.

illiade casanovaIl più potente antidoto a questo degrado viene proprio dallo studio serio a approfondito della nostra lingua. Il dotor Mosełin ce lo spiega molto chiaramente: la lingua veneta è sempre stata, per secoli, la lingua parlata, mentre la lingua scritta fu dapprima il latino e poi il “volgare” toscano, diventato in seguito la lingua italiana ufficiale. Quindi se il veneto era parlato da tutti, a partire dal poareto analfabeta sino al nobile patrizio, quando si trattava di scrivere questa era una competenza riservata a pochissime persone (almeno fino al secolo XX°). E quando queste persone privilegiate si cimentavano nello scrivere in lingua veneta lo facevano però con tutta una serie di idiosincrasie derivate dal fatto che stavano utilizzando un sistema grafico improprio (perché codificato per il toscano). Tutto ciò ha implicato nel corso degli anni due importanti conseguenze:
– a noi veneti del XXI° secolo è stata tramandata principalmente quella parte della nostra lingua che fa riferimento alla cultura orale “bassa”, cioè popolare. Al contrario ci sono giunti pochi documenti, scritti in veneto, prodotti dalla cultura “alta”, cioè quella accademica, letteraria, scientifica. Per questo motivo al giorno d’oggi noi siamo in grado di disquisire tranquillamente su come che se fa su el porsel, ma allo stesso tempo evitiamo di parlare e scrivere correttamemente in veneto riguardo argomenti come scienza, metafisica, arte, letteratura, religione ecc… E questo spiega perché in molti si siano autoconvinti che la cultura veneta sia solo “far su el porsel”, con tutto il rispetto per coloro che ancora praticano questa antica disciplina;
– anche volendo provare a scrivere ci risulta molto difficile utilizzare la scrittura veneziana classica: è un sistema non ben codificato e soprattutto inadeguato per la trascrizione di tutte le varianti della lingua veneta. Inoltre, essendo questa una lingua internazionale, deve essere scrivibile attraverso un sistema grafico che sia comprensibile e corente con le altre le lingue (per es. inglese, francese, portoghese, spagnolo, sloveno, croato ecc…).

BaffoDa qui la necessità di ricodificare in modo scientifico il sistema di scrittura veneto in modo che diventi uno strumento facile, universale e, cosa più importante, piacevole da usare. Infatti l’aspetto più importante del Corso de Veneto è che non tocca affatto il nostro modo di parlare anzi! Proprio dall’analisi delle regole grammaticali e di sintassi ci si accorge di come il nostro cervello le utilizzi da sempre in modo automatico, senza averle mai studiate prima d’ora. Poco importa se in Veneto c’è chi dice, e quindi scrive, thincue, mentre altri usano tsincue e altri ancora sincue: ciò che importa è che da Bełun fino a Cioza, passando per Rio Grande do Sul, tutti abbiamo capito che ci si sta riferendo al numero “5”.
E proprio la ricchezza di varianti è l’argomento principe delle immancabili “menti illuminate” che puntualmente si preoccupano di spiegare al mondo intero che la Łengua Veneta è, in realtà, un sgangherata accozzaglia di dialetti. Se costoro riflettessero con un po’ meno di pregiudizio capirebbero, invece, che la varietà è paragonabile ad una vasta tavolozza di colori che tutti i venetofoni hanno a disposizione per dare tonalità ed espressività al loro “logos”. Quando noi combiniamo la ricchezza di varianti con delle regole chiare e universali allora siamo veramente padroni della nostra lingua, dimostrando che questa è più viva che mai e che si configura come uno straordinario esercizio di libertà e poesia. D’altronde quante licenze poetiche emergono quando andiamo a rileggere le più sublimi pagine della letteratura italiana?

Un poco alla volta molti Veneti impareranno a scrivere correttamente quello che finora hanno sempre pensato e detto in veneto, e non saranno più le solite monae imbarazzanti. Anzi, saranno orgogliosi di saper scrivere di arte, politica, economia, scienza ecc… nella stessa lingua che parlavano i loro nonni. E forse, chissà, ci sentiremo tutti un po’ più Veneti.

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Łìbaro e Veneto
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10 risposte a Scrivo dunque sono (veneto)

  1. qvt@tiscali.it ha detto:

    Con la presente Vi comunico che non sono più interessato a ricevere vostra posta elettronica di VIVERE VENETO. Distinti saluti, Salvatore Calabrese

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    • AdminVivereVeneto ha detto:

      La posta ti arriva perché ti sei iscritto a seguire il Blog, non c’è nessuna azione diretta di mailing da parte nostra.
      Non possiamo fare nulla per sospendere questi invii, in quanto, ripeto, non siamo noi che la inviamo.
      Cordialmente,
      Redazione di Vivere Veneto

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    • PierV ha detto:

      Dipende da te se vuoi riceverla o no…. e poi comunque il blog di VivereVeneto è un buon toccasana per gli italioti…almeno vedi il punto di vista del grande Veneto !

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  2. Franco Tonello ha detto:

    Da aggiungere come testo ai libri su indicati del Casanova e del Baffo, lo straordinario libro di Marco Boschini “La Carta del Navegar Pitoresco” del 1660 un libro critico sulla pittura che simula un colloquio tra un Senatore della Repubblica e un Professor de Pitura.in rima nella lingua Veneziana.

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  3. Alexandre Nogueira Zovico ha detto:

    Ciao a tutti! Io sto imparando sia la Lingua Italiana come la Lingua Veneta, posso dire che la Lingua Veneta assomiglia più con la Lingua Portoghese, la quale ero stato educato, di che la Lingua Italiana. Sembra essere una lingua più obiettiva, utilizza meno caratteri per esprimere la stessa intenzione, anche meno fiorita, oltre ad essere la lingua dei nostri nonni. Ho bisogno di imparare italiano ma imparare la Lingua Veneta è questione di onore, devo al miei nonni per me dare la genetica Veneta e tutte le serie di Virtù che eleva nostra cultura, come Onore, Carattere e buona volontà con le prossime!

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  4. Ciao a tutti! Io sto imparando sia la Lingua Italiana come la Lingua Veneta, posso dire che la Lingua Veneta assomiglia più con la Lingua Portoghese, la quale ero stato educato, di che la Lingua Italiana. Sembra essere una lingua più obiettiva, utilizza meno caratteri per esprimere la stessa intenzione, anche meno fiorita, oltre ad essere la lingua dei nostri nonni. Ho bisogno di imparare italiano ma imparare la Lingua Veneta è questione di obbligazioni; devo al miei nonni per me dare la genetica Veneta e tutte le serie di Virtù che eleva nostra cultura, come Onore, Carattere e buona volontà con le prossime!

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  5. GIANCARLO ha detto:

    Mi auguro che nessuno possa ancora dire che la lengoa Veneta è un dialetto.
    Infatti è riconosciuta dall’UNESCO e gli studiosi di lingue hanno certificato che non vi è nessuna differenza tra lingue e dialetti. Infatti sono tutte lingue e basta.
    Gli italioti che sono dei mistificatori di professione continuano a denigrare la nostra lingua ed a chiamarla dialetto. Per me è l’italiano un dialetto che è stato preso dal toscano e quindi dialetto.
    Il tutto impacchettato e confezionato ad uso e consumo del regime italiota.
    Mi auguro che anche a Verona si possa studiare la nostra lingua e ritornare a scriverla perché a parlarla ci pensiamo noi tutti i giorni.
    WSM

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  6. PierV ha detto:

    è necessaria l’ora di insegnamento settimanale della Lingua Veneta nelle scuole

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