10 febbraio – Il Giorno del Ricordo

In memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata

di Anna Iseppon
schema foibe

schema di una foiba

Tra il 1943 ed il 1947 migliaia di persone furono barbaramente uccise nei territori dell’Istria e della Dalmazia. Un massacro passato sotto silenzio per troppo tempo, una strage di cui si sa ancora poco e di cui si parla ancora meno. Una verità scomoda da rivelare, tanto che ancor oggi in alcuni dizionari il termine “foiba” non viene riportato, o viene riportato solo nel suo significato letterale, geologico¹!

Impossibile una stima precisa delle vittime. Un’indagine del Centro Studi Adriatici del 1989 parla  di 10.137 vittime: 994 infoibate, 5.643 vittime presunte sulla base di segnalazioni locali, 3.174 decedute nei campi di concentramento jugoslavi; altri studi parlano di cifre maggiori, tra i 20 e i 30 mila morti. Oltre 300mila invece gli esuli Giuliano-Dalmati che lasciarono quei territori dopo il 1945.

La maggior parte degli infoibamenti ebbe luogo in due periodi distinti:

  • norma cossetto

    Norma Cossetto, studentessa 23enne, stuprata e gettata nella foiba di Villa Surani nell’ottobre del 1943

    nei 40 giorni successivi all’armistizio italiano dell’8 settembre 1943 (finchè le truppe tedesche non presero il controllo della zona); quando l’Istria cadde preda dei partigiani comunisti di Tito furono presi di mira, arrestati, deportati e uccisi i fascisti ma anche molti civili, estranei alla politica, che in qualche modo rappresentavano l’amministrazione statale italiana.

  • nel maggio-giugno del 1945, dopo la resa italiana, quando l’esercito di Tito occupò l’intera Venezia Giulia; fu in questo periodo che il fenomeno degli infoibamenti segnò il suo apice: esecuzioni sommarie, arresti deportazioni… Una carneficina che non risparmiò nemmeno gli antifascisti: a cadere dentro le foibe furono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini.

Le vittime venivano portate sul bordo della foiba con i polsi legati dietro la schiena con del filo di ferro, legate a due a due;  i carnefici sparavano un colpo di pistola o di fucile alla testa di uno dei due (il “fortunato”), che trascinava con sé nella voragine il compagno ancora vivo a cui era legato, e che andava incontro ad un’agonia che poteva durare giorni interi. Le grida ed invocazioni di aiuto venivano udite dagli abitanti della zona, ma la paura ed il terrore che regnava ovunque impediva loro di avvicinarsi alle foibe (chiunque avrebbe potuto essere considerato “nemico del popolo” ed essere a sua volta infoibato!).

Il Toscana a Pola

Il piroscafo Toscana che trasportò gli esuli istriani da Pola a Venezia

La pulizia etnica proseguì fino al 1947, quando – con il trattato di pace di Parigi – venne fissato il confine fra l’italia e la Jugoslavia. Nell’arco di un decennio furono in più di 300mila i cittadini giuliano-dalmati che non si riconoscevano nell’etnia jugoslava a lasciare le proprie terre, le proprie case, i propri averi in cerca di una speranza; la maggior parte di essi cercò rifugio in territorio italiano, non troppo lontano dalle terre che aveva lasciato, nella speranza di potervi fare ritorno presto. Gli esuli in territorio italiano non trovarono però l’accoglienza sperata, tanto che vi è testimonianza di episodi di “comportamento ignobile contro gli esuli”: ad un treno carico di profughi, a Bologna, gli operai impedirono di portare qualsiasi genere di conforto, considerando i giuliano-dalmati (poiché fuggivano dalla Jugoslavia comunista) dei fascisti.

Come si può dimenticare tutto questo…come si è potuto fingere di non sapere per molti anni?

"Iniusti punientur, et semen impiorum peribit" (dal Salmo XXXVI, traducibile come "gli ingiusti saranno puniti per sempre e la stirpe dei malvagi sarà cancellata")

“Iniusti punientur, et semen impiorum peribit” (dal Salmo XXXVI, traducibile come “gli ingiusti saranno puniti per sempre e la stirpe dei malvagi sarà cancellata”)

Parliamo dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia, città costiere unificate sotto l’insegna del leone di S. Marco a partire dal 1400. Città che sotto l’ala del leone di San Marco si svilupparono sul piano commerciale e fiorirono sul piano artistico e culturale. Città in cui, ancor oggi, potete ritrovare traccia della presenza veneziana. In queste terre si parlava veneto! Ed anche queste terre furono cedute all’Austria da Napoleone nel 1797 con il trattato di Campoformio. I fatti del 1848-1849, la nascita del Regno d’Italia, la terza guerra d’indipendenza, furono alcuni dei fattori che contribuirono a creare l’inizio delle tensioni tra le diverse etnie che per quattro secoli erano vissute in un clima di tranquilla convivenza.

Erano nostri fratelli – Erano nostre sorelle.

Noi non dimentichiamo!


¹ Il termine foiba deriva dal latino fŏvea (fossa, cava); con esso si indicano i grandi inghiottitoi (o caverne verticali, pozzi) tipici della regione carsica e dell’Istria.

Il Giorno del ricordo è una solennità civile celebrata il 10 febbraio di ogni anno, istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92. Se siete curiosi di vedere chi non ha votato o ha votato contrario a questa proposta leggete qui:  Link all’esito della votazione per l’istituzione del Giorno della Memoria

 

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4 risposte a 10 febbraio – Il Giorno del Ricordo

  1. Ben ha detto:

    i partigiani COMUNISTI sono da considerare come gli odierni assassini dell’ ISIS e forse, sono anche peggiori perchè senza Dio, senza Fede, senza Onore…e i discendenti li abbiamo in parlamento mentre dovrebbero essere in galera per le colpe dei loro padri assassini!

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  2. Vincenzo Testini ha detto:

    Ho letto con molto interesse questo bellissimo articolo. Comincio ad essere abbastanza vecchio per ricordare molto bene cosa mi raccontavano i protagonisti di questa triste e vergognosa storia. Penso non ci sia altro da dire.

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  3. Ugo Comparin ha detto:

    Una pagina vergognosa …….ma molto più vergognoso è stato il silenzio imposto da una parte politica (no un partito…).La solita storia dove era più importante l’appartenenza politica, vera o presunta, che la nazionalità. E la storia continua anche ai nostri giorni. Un paese che non riesce o meglio non vuole, lasciarsi alle spalle le sue divisioni che lo hanno portato a non coagularsi ma a sentirsi, purtroppo, divisi in fazioni pur meritandosi quell’unità che lo avrebbe aiutato a guardare al futuro con più serenità.

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  4. Leopoldo Giacomin ha detto:

    L’Istria e la Dalmazia sono terre della Serenissima Repubblica Veneta con la loro lingua istro-veneta, la Storia e la Cultura che è la nostra. Gli Istriani e i Dalmati dovrebbero ricongiungersi non solo con l’ideale e con la fede al nostro Veneto e alle nostre radici. L’esodo dei giuliano-dalmati ci ricorda della nostra Storia millenaria e di essere sempre contro il comunismo. Dobbiamo avere sempre fede, sempre speranza, sempre memoria per credere nel futuro della libertà dei popoli.

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