PARLEMO VENETO E RESTEMO 4 GATI O VOLEMO FAR NA NASION?”

1di Silvio Fracasso

boccaCi siamo ritrovati fino a ora spessissimo  in Riunioni tra Veneti a parlare  e chiedere agli altri di  parlare Veneto.

Penso che  questo sia tra di noi  un impulso naturale,d’altronde se comunemente tutti i giorni  parliamo sempre Veneto, perché mai in pubblico dovremmo parlare italiano?  Logico no ?

Ci parrebbe quasi di fare uno screzio alla nostra  amata patria ! Non vi pare ?

Giustissimo ed ineccepibile in linea di massima, però… riflettendo…  ein effetti mi accorgo  che così facendo sto (e stiamo) dimenticando ed emarginando grosse fasce di Popolazione. Gente anche da molti anni ivi residente, individui che hanno indubbiamente  i ns stessi problemi e necessità. Persone che  se accolte non faranno assolutamente fatica ad abbracciare la nostra causa  (gia molte ne conosco ).

Dobbiamo avere prima di tutto RISPETTO, aver la consapevolezza  che tanti di questi non conoscono la nostra lingua, il Veneto, non per propria volontà, spregio o per scelta ma semplicemente perchè la vita li ha condotti per altre vie…. curiosopercorsi della vita che ora magari li conducono  a  confrontarsi con noi, a cercar di capire cosa siamo e cosa vogliamo.

Questi “nuovi Veneti” sicuramente Intuiscono che nel Venetismo c’e molto di buono, si avvicinano…..stanno curiosando…. dobbiamo accoglierli, far capire  loro che abbiamo gli stessi loro problemi quesiti e riflessioni, che in fin dei conti CONVIENE A  TUTTI  una nuova Nazione Confederata Veneta libera e sovrana!

Esser integralisti rispetto la nostra  lingua potrebbe esser suggestivo ma anche non portare verso il Nostro Grande Obbiettivo. Anzi ritengo che possa esser addirittura deleterio, un clamoroso autogoal !

Rinchiuderci da soli dentro a delle “riserve indigene” da noi create, non so quanto possa servire alla CAUSA ….. dovremo esser comprensivi e inclusivi, non Esclusivi!

È questione di rispetto, dobbiamo includere e capire tutte le sfacettature del nuovo venetismo: dal meridionale, all’immigrato che oramai han capito  e vogliono viver in Veneto, genti che vogliono integrarsi, chevvogliono e forse anche gli piacerebbe “sentirsi Veneti”,  dunque cominciano a capire  che l’unica possibilità x aver un Futuro è un Veneto Indipendente. piantina curaCerchiamo di non soffocare queste piantine che timidamente stanno attacchendo….

Aver rispetto di loro sarà anche, soprattutto, parlar una lingua che sia da tutti comprensibile dimodoche possano sentirsi accolti, poi son convinto che saranno loro stessi a voler imparare spontaneamente il Veneto.

C’è chi dice che impareranno addirittura ad amare anche la nostra affascinante  Storia 😉

Se non accoglieremo tutti, anche chi non è “di Sangue Veneto” (bruttissima espressione , lo so), non solo non avremo un alleato/fratello , ma forse addirittura  un nemico in più un domani dall’altra parte!

Sicuramente sará assolassolutamente importante il lavoro che alcuni temerari stan iniziando a fare a riguardo coll Bilinguismo e con l’Istituto Lingia Veneta

http://www.istitutolinguaveneta.org

Ci auguriamo possa anch’esso esser una opera di condivisione confronto tra tutti quanti, individuiamo la grande possibilità di “lavorare su un terreno a tutti gradito” , un grosso interesse ,una  risorsa dunque da non sprecare

😉

 

Pensiamoci e  riflettiamoci su….

 

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16 risposte a PARLEMO VENETO E RESTEMO 4 GATI O VOLEMO FAR NA NASION?”

  1. Eugenio Fontana ha detto:

    Leggendo questo articolo di Silvio Fracasso,mi da l’inpressione ke sia il Veltroni Veneto..Su la lingua Veneta credo sia inportante mantenerla ,anche se molti veneti come mè nati in altre regioni ,non la parliamo bene.Per quanto riguarda gli Itagliani in Veneto,Qui c’è Napoleone che ci insegna ,quando diceva di mandare un po’ di Veneti in Itaglia e di portare un po’ di Itagliani in Veneto,lo stesso fece Mussolini,(cosi li anientiamo come popolo)Ma chiediamoci xkè un Italiano tenendo conto che in itaglia ci sono diversi popoli e gruppi etnici molto differenti tra loro dovrebbero sentirsi Veneti? questo potrebbe succedere in pochissimi casi ..per non parlare degli extracomunitari..quelli pur di mangiare e stare meglio che nel loro paese ,inparano anche la lingua Veneta,ma certamente non si sentiranno mai Veneti (il sangue non è acqua) e è anche giusto ke sia cosi.Pensiamo piuttosto di fare rientrare nel Veneto i figli dei nostri emigrati..Sulla frase alleato/fratello,Rispondo Neanche Parenti…Solo rispetto Reciproco,e dove si puo’ collaborazione.Comunque se questo è il progetto dei Venetisti il Risultato sara’ una Piccola ITAGLIA..

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  2. Luca Segafreddo ha detto:

    Non sono per niente d’accordo.
    Lascio un commento scrivendo in italiano per essere assolutamente certo che tutti possano capire, nel caso ci sia, tra i lettori, qualcuna delle figure descritte da Silvio Fracasso nel suo articolo. L’accogliere chi sceglie di venire a vivere in questa terra NEL RISPETTO DEI SUOI USI E COSTUMI, qualcuno che sceglie il Veneto come nuova opportunità di vita, di riscatto, di crescita sociale o umana, provenga da qualsivoglia luogo sulla terra, è un segno di civiltà. Ma ci viene nel rispetto degli usi e costumi del Veneto, in primis la lingua. L’uso della lingua italiana è stato imposto a queste terre, mentre c’e ancora chii si ostina a degradare a banale “dialetto” la lingua locale. Avere una lingua comune, anche se parlata in modo differente e con cadenze proprie ad ogni singola provincia ma, nel suo complesso, perfettamente comprensibile a tutti i Veneti è proprio ciò che dà loro, in prima istanza, lo status di potersi definire “popolo”, così come lo è stato per decenni il Catalano per i Catalani. Rinunciarci, glissare su di essa, chiudere un occhio, metterla in secondo piano è un grave errore, a mio modo di vedere. L’impero di Roma ha inglobato genti di provenienze e culture abissalmente differenti. Chiunque poteva aspirare a diventare cittadino romano, previe due condizioni irrinunciabili: il rispetto delle leggi di Roma e la conoscenza del Latino. Appare chiaro che, accadesse che s’avverasse il sogno dell’indipendenza, l’abbandono dell’italiano non potrebbe che essere un processo graduale e di lunga durata, in quanto sarà prima necessaria la codifica di una lingua Veneta ben precisa, con vocaboli e grammatica, prima di un’adozione istituzionale della stessa. Tuttavia prescindervi a priori perché dei nuovi venuti potrebbero non comprenderla e considerare ciò un rispetto nei loro confronti, mi pare davvero esagerato (e rimango nella moderazione). Una piantina che attecchisce in Veneto, mangia, beve e parla come in Veneto, altrimenti rimane specie alloctona e passibile di gravi contaminazioni all’ambiente future. No, non ci siamo proprio….

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    • bestsilvio ha detto:

      Concordo con Lei Luca, sopratutto nell’ultima frase espressa, in effetti bisogna anche star attenti, l’entita’ “Veneto” comunque non e’ ben chiara e sicuramente quello del futuro non e’ quello del passato, dobbiamo curare anche le piantine non autoctone , potrebbero divenire portatrici di diversificazione e arricchimento tanto culturale quanto in molti altri ambiti.

      E’ chiaro che nei primi tempi si parlera’ un Veneto “moderato” , sara’ un processo di lenta e inevitabile assimilazione, gia’ ora il Veneto che parliamo non e’ sicuramente quello “storico”, normale che sia cosi’, e’ l’evoluzione….

      Io solitamente ora sto addottando un atteggiamento: parlo Veneto poi se vedo che qualcuno fa fatica a comprendermi allora lo “modero” parlando italiano, rimango del parere che il RISPETTO di tutte le persone e culture debba essere una delle pietre fondanti del nuovo Veneto! E’ chiaro che Rispetto non sara’ sicuramente farsi metter i piedi in testa anzi, piuttosto dovremo quantoprima cercare assieme di scoprire chi siamo, chi vogliamo essere e dove vogliamo andare ….. una bella sfida !

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      • Luca Segafreddo ha detto:

        Il rispetto è dovuto e si deve a chiunque, a sua volta, rispetti gli altri, questo non può essere messo in discussione. Storicamente il Veneto è stato terra di passaggio e la Serenissima ha sempre accolto chiunque, SEMPRE E SOLO nel rispetto delle proprie leggi. Su queste fondamenta dovrebbe basarsi qualsiasi società, indipendentemente dal dove voglia andare o da come essa voglia costituirsi. Sulle basi dell’atteggiamento attuale dello Stato Italiano nei confronti dell’immigrazione, che rimane clandestina in barba all’aver derubricato il reato e scellerata nella forma e nelle conseguenze, ben poco vi è di possibile arricchimento culturale. Io ho visto e toccato con mano l’immigrazione islamica in Inghilterra, dove ho vissuto prima e lavorato poi. L’atteggiamento islamico preclude qualsiasi integrazione, che non sia la nostra nei confronti dei loro usi e costumi. A Bradford ho incontrato Pakistani che vivevano in inghilterra da 35 anni e non sapevano dire 3 parole in fila d’inglese. Poco importa che la società britannica li consideri emarginati sociali e cittadini di secondo livello, l’Inghilterra li controlla tutti e mantiene elevato il livello di sorveglianza su tutte queste comunità. L’Italia non è nemmeno lontanamente in grado di fare fronte ad una simile eventualità, che si sta palesando alla velocità della luce e, come sempre è accaduto, dinnanzi al problema invece di risolverlo basta “eliminarlo”, dinnanzi al reato, invece di punirlo, basta cancellarlo e dire che non è più reato. All’ultimo anno di asilo di mia figlia, 3 anni orsono, la maestra mi ha confidato che è stata la prima volta in 32 anni dìinsegnamento che si è potuto fare albero di Natale e Presepio in una delle sue classi. Ma è normale tutto questo? Qui da noi, volesse il Cielo che si riesca un giorno a fare da soli, non si tratterà mai di respingere o di cacciar via qualcuno, anzi, ma dovrà trattarsi di averne di che RESTARCI in questa terra. E questo deve valere anche per quelli che vi sono nati e vi risiedono da generazioni. Grazie dell’attenzione e grazie dell’articolo.

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  3. Von Den Bergen ha detto:

    i veneti parla veneto. xe a so lengua. i altri che xe in veneto i capisse quel che dixe i veneti o per lo meno i lo intuisse e dopo i parla a so lengua. come mi no go bisogno de interpreti par capire el napoetan o el moro african anca lori i me capisse SE I VOE!
    l’altro dì xe vegnu on cinexe che me voea vendare dee robe sue. lu parlava stentà in italian, mi ghe palao in veneto. se ghemo capii perfetamente. mi ghe go comprà on afare da sinque euri e lu me ga contà come che a xe in cina de sti tempi.
    nesun problema!
    mi go afari co tanti indiani e pakistani, anca lori me capisse sensa problemi, parché italian e veneto se someja massa.
    peròòòò… tegnì presente che xe sta i veneti a inventare l’italian!!!!!
    e che i veneti parlava italian xa tanti secoi indrio… se gavì presente petrarca e tuti i altri… eco.. apunto!
    pertanto, el veneto doc ga da sentirse onorà de parlare sia la so lengua veneta sia l’italian, seliendo a seconda del caxo una o l’altra quea che ghe pare pi indicà a so iudissio e comodo!!!!

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  4. Giovanni Dalla-Valle ha detto:

    Credo gli autori dei post di sopra non abbiano capito in profondita’ l’articolo di Silvio o forse stiano andando fuori dall’obiettivo dell’articolo. Io non l’ho letto affatto in chiave ‘ecumenica’. Silvio non parla di apertura a chi non rispetta la nostra cultura, lingua e radici. E conoscendolo so bene quanto anche lui ci tenga al principio di reciprocita’ fra autoctoni e immigrati. Ma qui credo (poi ditemi voi se ho capito male) che Silvio si limiti semplicemente ad esortare a cercare consenso sull’indipendenza anche fra chi non e’ Veneto autoctono, uscendo giocoforza dagli schemi ormai obsolete del venetismo. Ragazzi, dai, stiamo parlando dell’indipendenza del Veneto del 2013, dove ormai I veneti autoctoni (cioe’ ESCLUSIVAMENTE DI GENOTIPO VENETO) sono mosche bianche. La stragrande maggioranza di noi ha mamma o papa’ nati in alter regioni, o sbaglio? Gli immigrati integrati (e sicuramente a questi si riferisce il buon Silvio) sono il 10% della popolazione Veneta. Molti parlano il Veneto meglio di certi venetisti che conosco io. tnato piu’ che lo stesso Veneto (scusatemi ma va detto) NON e’ una lingua oggi come lo era duecento anni fa’. E’ un insieme di Alto Vicentino, Veronese, Trevigiano (orientale e pedemontana), Veneziano (lagunare), Veneto centrale (Padovano, basso Vicentino, Rodigino), Bellunese. E ci sarebbe anche il Triestino e il Veneto (ormai raro, purtroppo) Istro-Dalmata. Come facciamo apretendere che un immigrate, persino un Meridionale o uno di alter regioni italiane, parli la nostra LINGUA se nemmeno noi ne abbiamo UNA PER TUTTI? Sara’ sicuramente doveroso nei prossimi mesi e fino all’Indipendenza e soprattutto dopo avviare studi di specilisti per ACCORDARSI SU UN CODICE UNICO (per me rimane il lagunare-centrale il Veneto piu’ bello ma scommetto che molti avranno opinion discordi ergo la necessita’ di una consultazione popolare e di un pannello di specialist come si fece quando si tratto di scegliere la lingua per l’Italia). Intanto andiamo Avanti cosi’ ma preoccupiamoci di convincere anche chi non parla il Veneto che l’indipendenza e’ una cosa che riguarda TUTTI gli abitanti del Veneto. Senno’ rimaniamo in Quattro gatti ! E non si fa l’indipendenza con Quattro gatti. Scusatemi ma a me interessa il Veneto del 2013 e io la vedo cosi’. E credo solo cosi’ convinceremo tutti e otterremo alla fine l’Indipendenza.

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  5. Giovanni Dalla-Valle ha detto:

    Per esempio date un’occhiata qui. E’ un traduttore simultaneo e gia’ raggruppa almeno 8 o 9 parlate
    http://www.linguaveneta.it/trad_page.asp

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  6. Von Den Bergen ha detto:

    il veneto non è mai stato una entità unica. i veneti non si sono mai omologati in unica fisionomia. non è un caso se ogni territorio ha la propria parlata!
    ma per non sbagliare… nei secoli passati i documenti veneti ufficiali venivano redatti in latino o italiano, prova che, quantomeno gli eruditi, conoscevano e usavano quelle lingue.
    di certo la gente per strada ha sempre parlato veneto e per noi gente di oggi, la nostra lingua rappresenta il principale segno distintivo e identitaro.

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  7. Mauro ha detto:

    Il dialetto veneto è, appunto, un dialetto e non una lingua. Tale viene definita in materia linguistica come tantissimi altri dialetti del nostro paese e del mondo intero. Potremmo anche dire che il dialetto veneto non è altro che la dialettizzazione della lingua italiana (almeno ai giorni nostri) in quanto non possiede una grammatica o una sintassi sua ma si basa semplicemente su qualla dell’italiano, condito con errori di punteggiatura, grammatica e sintassi. A differenza del friulano (esso si definito vera e propria lingua in quanto possiede sue regole di costruzione sintattica) il veneto non è una lingua. Prorpio quello che si addice ad un NON stato come il Veneto, terra pregna della NON cultura, dove la gente pratica la NON tolleranza verso qualsiasi persona diversa dalla stessa, che NON porterà mai alla felicità delle persone che ci vivono.

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    • bestsilvio ha detto:

      Scusi Mauro ma partiamo da presupposti diametralmente opposti:
      Lei dice “nostro paese” intendendo l’Italia, beh x noi il nostro Paese è il Veneto
      Lei dice che il Veneto è un dialetto, beh questo è il messaggio del colonizzatore italico ha sempre passato cercando di sminuirci come Popolo, in ogni modo possibile la scuola di stato italiota ha sminuito la ns Storia e le ns Origini (ns = Veneta ovviamente); La tv di stato italiota ci ha sempre fatto passar per zoticoni ignoranti attuando un vero e proprio lavaggio del cervello….
      Dice che il Veneto è una dialetizzazione dell’itaniano? Guardi che sta bestemmiando! Come potrebbe esser un individuo di 1.200 anni figlio di una persona di 150 anni?
      Glielo ridico: il Veneto esisteva da molti molti anni prima dell’italiano come puo esser una dialetizzazione dello stesso? Ma si rende conto dell’abominio che si sta cercando di far passare dal colonizzatore italiano?
      La informo poi che non è vero che i Veneti non son tolleranti, siamo uno tra i territori con piu stranieri immigrati d’Europa eppur non sento di grossi problemi (tranne quelli fisiologici), nelle mie zone ci son paesi con 35% e piu immigrati…. e poi ci viene a dire che siamo intolleranti ? Per favore…. ascolti un po meno tv di stato italiota e scenda nelle strade e guardi la realta smettiamola coi luighi comuni.
      Lei parla di “non felicita” , oibò…. le pare che lo stato italiota faccia qualcosa per render felici i suoi sudditi? Con un debito che non riesce manck a pagar gli interessi sullo stesso e cresce in maniera esponenziale…. che presto portera al default con impoverimento collettivo…. con uno stato con tasse che superano il 70 % , con tutti i problemi che giornalmente ci vengono spiattellati sotto il naso e non abbiam voglia qui di scriver…. ci viene a parlare di felicità? Il Veneto del futuro sarà il posto migliore nel quale qualsiasi Veneto potrà ambire ed esser felice di Vivere (non sopravviver come Zombi italioti)
      A Lei, a Voi la scelta , vokete avere un Futuro oppure rimarere e far parte di fallItalia?

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    • bestsilvio ha detto:

      ….e se vuole continuo io:
      Dove continuamente NON VENETI continuano a NON sopportare che in queste terre si abbia finalmente capito il fatto di NON ESSERE ITALIANI !!!
      un grosso NON saluto a lei con la speranza di NON vedere una sua NON replica pregna di NON intelligenza come qui sopra NON riusciamo a NON leggere 😉

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    • Stella ha detto:

      L’Unesco protegge il veneto come lingua a rischio di estinzione.
      Il veneto è una lingua che ha centinaia di dialetti, a Padova si parla la variante dialettale padovana, a Belluno quella bellunese e così via.
      Il veneto non è in alcun modo un dialetto dell’italiano, ed era parlato in Veneto centinaia di anni prima della nascita della lingua italiana.
      Quello che tu dici è frutto di rabbia nei confronti di chi ti isola, conosco tanti veneti molto felici, anche meridionali che abitano lì e si trovano bene, forse ti sei posto male nei loro confronti e i veneti hanno reagito di conseguenza.
      Fra te e l’Unesco, mi chiedo chi abbia ragione.

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  8. B.V.D.B. ha detto:

    a sentire certa gente sembrerebbe che i veneti abbiano cominciato a parlare in veneto perché incapaci ad imparare l’italiano e che la lingua veneta altro non sia che una storpiatura dell’italiano.
    non posso biasimare costoro. lo credevo ach’io!
    ero pure convinto che la “civiltà” fosse stata portata dai romani e che prima qui ci fossero solo paludi e foreste…
    poi invece ti scopro che l’urbanizzazione del veneto è precedente alla fondazione di roma! che i romani hanno imparato dai veneti e non viceversa! che i veneti hanno salvato roma per tre volte!! che fin dalla preistoria i veneti sono sempre stati, in tutte le epoche, i più progrediti e ricchi del mondo!!
    e per finire.. che l’italiano è una lingua che assomiglia più al veneto che al latino perché proprio i veneti hanno contribuito alla sua definizione più degli altri popoli italici!!
    se oggi qualcuno mi viene a dire che il veneto è piccola cosa….gli rispondo soltanto… è meglio che stai zitto!!

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    • Luca Segafreddo ha detto:

      DA WIKIPEDIA
      Il veneto[2] (nome nativo vèneto) è una lingua romanza, o un continuum dialettale di lingue, usata da alcuni milioni di parlanti, circa quattro, in sei stati diversi. Circa la metà dei parlanti si trova in Italia nella terraferma della ex Repubblica di Venezia e principalmente nella regione del Veneto, ma anche nel Trentino, nel Friuli-Venezia Giulia e nell’Agro Pontino. La metà rimanente si trova all’estero, principalmente in Istria, con comunità minori in Dalmazia, Romania, Brasile, Messico e in varie altre località oggetto di emigrazione.

      È tutelata come lingua dalla Regione Veneto (che ne afferma il carattere composito non essendo ancora stata codificata la sua grammatica, né il lessico, in modo unitario)[3] ed è tutelata dalla Regione Friuli Venezia Giulia con L.R. 5/2010, ma non dallo Stato italiano, che non la annovera tra le minoranze linguistiche, pur essendo compresa fra le lingue minoritarie dall’UNESCO.[4]

      La lingua veneta potrebbe essere ritenuta una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all’art. 1 afferma che per “lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue … che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato”.[5][6] Bisogna ricordare che in Europa varianti della lingua veneta sono attualmente parlate, oltre che in Italia, anche in Slovenia, Croazia, Montenegro e Romania[7].
      E VEDI IL RESTO SU WIKIPEDIA
      Concordo pienamente con il la risposta di B.V.D.B, chi declassa a semplice “dialetto” una lingua che è protetta e tutelata dall’Unesco e da una serie di paesi stranieri, chiaramente e per ovvie ragioni non dall’occupante italiano, ignorando così bellamente cosa significhi e quale retaggio storico e culturale passato è necessario per arrivare ad avere una lingua, è meglio che stia zitto.

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  9. zorzi veneto ha detto:

    ” Veneto non è confine etnico o geografico, ma culturale in cui anche i non “autoctoni” possono riconoscersi fratelli “

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