Sull’impossibilità dello Statuto Speciale per il Veneto

Approfondimento su alcuni argomenti trattati nel precedente articolo: “Autonomia del Veneto? Impossibile”

di Anna Iseppon

Come già scritto precedentemente, ci sono diverse ragioni per cui la promessa dello statuto speciale per il Veneto è una colossale bufala. Vediamole insieme:

Veneto a Statuto speciale – la riforma costituzionale impossibile

Le modifiche costituzionali  (e far diventare il Veneto una Regione a Statuto speciale implica una modifica della costituzione) sono regolamentate dall’Art. 138 della Costituzione. Esso prevede, per l’approvazione di tali modifiche:

due terzi parlamento– che il Parlamento si esprima su una legge costituzionale con due votazioni (due per il Senato e due per la Camera in maniera incrociata). Per la prima votazione non è richiesta alcuna maggioranza qualificata e, perciò, la legge costituzionale o di revisione costituzionale può essere approvata anche a maggioranza semplice. Nella seconda votazione è richiesta la maggioranza assoluta per dar corso ad un procedimento referendario di tipo confermativo. Referendum che coinvolgerebbe l’Italia intera, mica solo il Veneto! Secondo voi come si esprimerebbero al riguardo?

– la maggioranza dei 2/3 del Parlamento: “Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”. Questo implica che 630 parlamentari (tra Camera e Senato) dovrebbero esprimere il proprio consenso a far diventare il Veneto una regione a Statuto speciale. Sai quanti sono i parlamentari Veneti, eletti nel 2013, in totale? 51 deputati e 24 senatori (tot. 75). Se la matematica non è un’opinione…

Veneto a Statuto speciale – la storia insegna

all-1A_articoloquotidiano4aprile98Il 4 aprile del 1998 la Camera dei Deputati ha bocciato una proposta per uno Statuto Speciale per il Veneto. Quella proposta fu bocciata per una differenza di 75 voti. In aula erano assenti, 35 leghisti (tra i quali Bossi e 11 deputati Veneti), 18 di Forza Italia e 24 di AN e si astennero in 19. I giornali dell’epoca riportarono di manovre di Bossi per boicottare la votazione e non far ottenere al Veneto lo Statuto Speciale.

La bocciatura degli emendamenti, del 27 gennaio 2015, che proponevano di inserire lo Statuto speciale per il Veneto all’interno del disegno di riforma costituzionale del governo Renzi è solo l’ultima testimonianza di come questa riforma non sia gradita negli ambienti romani.

Veneto a Statuto speciale – il parere della corte costituzionale

Con la sentenza n. 496 del 2000, la Corte Costituzionale ha dichiarato  l’illegittimità costituzionale della legge della Regione Veneto, riapprovata l’8 ottobre 1998, recante “Referendum consultivo in merito alla presentazione di proposta di legge costituzionale per l’attribuzione alla Regione Veneto di forme e condizioni particolari di autonomia“. Una sentenza che rende di fatto impossibile un referendum regionale consultivo per chiedere lo Statuto speciale per il Veneto.

costituzione_italianaAnaloga bocciatura era già arrivata con la sentenza 470 del 1992 con cui è stata dichiara l’illegittimità costituzionale della delibera legislativa riapprovata dal Consiglio regionale del Veneto in data 5 marzo 1992, recante “Referendum consultivo in merito alla presentazione di proposta di legge statale per la modifica di disposizioni concernenti l’ordinamento delle Regioni”.

Vedremo che cosa dirà la Corte Costituzionale relativamente alle L.15/2014 e L.16/2014 il prossimo 28 aprile… ma possiamo già avanzare delle ipotesi!

Veneto a Statuto speciale – l’attuale riforma del Titolo V della Costituzione

Il governo Renzi si sta affrettando per par approvare la riforma costituzionale. Tale riforma prevede la scomparsa delle Province e della legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Una riforma che, in generale dà più competenze allo Stato centrale permettendo anche un più rapido commissariamento di Regioni ed enti locali. Una riforma che prevede la possibilità per lo Stato di esercitare una “clausola di supremazia” in base alla quale la legge statale – su proposta del Governo – può intervenire quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero al tutela dell’interesse nazionale.

titolo VLa Riforma del titolo V non dà più poteri alle Regioni, bensì riporta allo Stato venti materie a competenza legislativa esclusiva. Con questa competenza legislativa torna allo Stato anche quella amministrativa. Il che vuol dire che inizialmente avrà voce la burocrazia centrale.” – ha dichiarato, critica,  l’On. Rubinato del PD – “Bisogna parlarci con chiarezza: La riforma del titolo V della Costituzione, attualmente in discussione alla Camera, ci complica la vita anziché semplificarcela come Veneto.

Appaiono quasi deliranti, a questo punto, le dichiarazioni del segretario regionale del PD De Menech: «Grazie a un nostro specifico emendamento alla riforma costituzionale, la nuova formulazione degli articoli 116 e 117 apre spazi inediti di autonomia negoziabile per le Regioni»¹.

NB: Le modifiche introdotte non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle province autonome per le quali sono richiesti accordi specifici. Si viene così a creare una netta separazione tra regioni a statuto speciale e regioni a statuto ordinario anche nell’applicazione del titolo V, in quanto, di fatto, alle regioni a statuto speciale continuerà ad applicarsi il testo attualmente vigente.



¹ Andando a leggere il testo proposto dalla riforma si scopre che viene confermata la possibilità (ciò significa che è possibile, Non che sia automatico) di attribuire forme e condizioni di particolare autonomia nelle seguenti materie: organizzazione della giustizia di pace; istruzione, ordinamento scolastico, ricerca scientifica e tecnologica; tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, ambiente ed ecosistema, ordinamento sportivo, attività culturali; governo del territorio.

Il testo dice anche che non possono più essere oggetto di attribuzione di particolari forme e condizioni di autonomia le seguenti materie: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni;  commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; professioni; sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; protezione civile; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

Ai fini dell’attribuzione di autonomia, è esplicitata la condizione in base alla quale, oltre al rispetto dei principi di autonomia finanziaria degli enti territoriali, è necessario che la regione sia in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio.

“Superamento del bicameralismo paritario e revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione” – clicca qui per saperne di più

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8 risposte a Sull’impossibilità dello Statuto Speciale per il Veneto

  1. Pingback: Autonomia del Veneto? Impossibile | Vivere Veneto

  2. Ben ha detto:

    a questo punto, visto che i veneti sono molto coglioni, e vili, e fare una rivoluzione come Dio comanda non passa loro minimamente per la testa….mettiamoci una pietra sopra…siamo terminati…

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  3. REMO ha detto:

    MAI ARRENDERSI DIFRONTE A QUESTO STATO BARO E TIRANNO

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  4. Pingback: Il PD spieghi… | Vivere Veneto

  5. Marco D'Aviano ha detto:

    Il discorso è semplice. Se il sistema fosse quello che dice di essere, cioè una repubblica parlamentare liberal-democratica, da decenni ci sarebbe stata un’interlocuzione politica tra Venezia e Roma che avrebbe allargato progressivamente la sfera di autonomia di Regione ed EE.LL. nel Veneto. Sta accadendo il contrario: come prospettato dal “Piano di Rinascita Democratica” di Licio Gelli (che Berluska ha tentato di porre in atto senza riuscirci, ma poco male, ci sta pensando ora il PD) l’italietta sta diventando ciò che nel suo intimo è sempre stata, un regime fascista. Ciò comporta che non solo non si allarga l’autonomia di Regione ed EE.LL. nel Veneto, ma anche significa che con la clausola di supremazia si cancellano quelle esistenti: si va verso la cancellazione delle regioni ordinarie e la riduzione dei Comuni a bracci esecutivi dello Stato, in primis in materia fiscale. Per questo non ha senso parlare di statuto speciale per il Veneto. E’ come fare la mediazione su ciò che in realtà a Roma negano nel modo più assoluto. L’unica soluzione è l’indipendenza: bisogna approfittare della debolezza dell’italia per cacciarla via dalla Terra di San Marco. Come? Ce lo dirà la storia. Intanto, proviamoci.

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  6. Pingback: Di quale autonomia stai parlando? | Vivere Veneto

  7. petrovicki ha detto:

    Marco d’aviano sono con te !

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