Il patto sociale

di Giorgio Burin

Oggi ho ascoltato la radio tedesca, durante un viaggio di lavoro.

Il tema del dibattito erano quelli che hanno paura delle catastrofi e si fanno scorte di viveri in casa. Tecnicamente si chiamano PREPA,  Public Readiness and Emergency Preparedness Act,

Dicevano che è una ossessione negli USA ma sono numerosi sia in Germania che nel resto della Europa. Non è però questo che mi ha colpito, ma il livello di analisi del fenomeno.

Il ragionamento di fondo era una neanche tanto velata condanna a chi adotta questo atteggiamento per due motivi fondamentali :

  1.  Garantire l’incolumità dei cittadini spetta allo stato, come parte del patto sciale in base al quale lo stato esige dai cittadini le imposte. Quindi è lo stato che deve assicurare la protezione, oltre che nell’ordinario, anche in caso di catastrofi. I cittadini pagano per questo e non devono preoccuparsi. Hanno detto testualmente che il cittadino, oltre a pagare le imposte, deve avere Fiducia e dare collaborazione a chi è preposto a organizzare i soccorsi. Se lo stato non garantisse la sicurezza, proseguono, ognuno si sentirebbe libero di non pagare le imposte in quanto viene meno il patto sociale
  2. Chi fa scorte per 15 giorni e si chiude, supponiamo, in un bunker, da per scontato che dopo 15 giorni al massimo la soluzione torni normale, ma cosa fa lui per contribuire al ritorno alla normalità per tutti se sta chiuso in un bunker ?? Ci devono pensare gli atri ? Questo è un atteggiamento antisociale.

Sentiremo mai in Italia su una emittente pubblica discorsi così logici e di tale levatura morale ? Dovemmo accontentarci per sempre dell’isola dei famosi ?

Da Veneto penso a come lo stato italiano garantisce la sicurezza dei cittadini. Ci sono in Italia il doppio dei poliziotti tedeschi. Il capo della polizia è retribuito 364.000 €/anno, tra i più pagati al mondo, lo stesso stipendio del presidente USA. Che sia per questo che la tassazione in Italia è più alta che altrove ?

Nonostante questo la cronaca ci dice quanto poco il cittadino sia protetto, ne gli giova tentare di proteggersi da solo, vista l’inadempienza dello stato al patto sociale. I giudici assolvono più volentieri un ladro che il cittadino che protegge la sua proprietà o, peggio ancora, la sua incolumità.

Entrerà mai l’Italia nel  novero dei paesi civili ?

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Una risposta a Il patto sociale

  1. roberto ha detto:

    ”I giudici assolvono più volentieri un ladro che il cittadino che protegge la sua proprietà o, peggio ancora, la sua incolumità.”
    questo è un problema assolutamente reale in italia. quello che mi fa sospettare è che in germania, o altrove, non sia tanto diverso.
    forse il problema tedesco non è lo stesso di quello italiano citato sopra, ma se i cittadini si autodifendono in vari modi (bunker, armi, cibi ecc.), una ragione c’è.
    non ritengo quella tedesca (o chi per lei) una ‘levatura morale’ degna di essere tale. se i cittadini si preoccupano e cominciano a mettersi le mani attorno per me è indice di uno stato che, in questo caso della ‘protezione’, è insufficiente o non protegge affatto.
    tutto questo mi fa pensare una cosa molto grave. che gli stati si stiano sforzando ad inculcare ai propri cittadini che non serve essere ‘imprenditori di se stessi’ ma dipendenti: tu devi essere solo un buon suddito che sta zitto e fermo, nel caso di prese di posizione intervengo io (con la carezzina sulla spalla che sa tanto da ‘zuccherino’: tu paghi già le tasse. e qui l’ego diventa tronfio).

    ho letto la nostra storia (e più la leggo più vedo la mia ignoranza). il nostro popolo non veniva privato di una propria presa di posizione e conseguente reazione, anzi veniva favorita (c’era il motivo…).
    eppure la ‘xente d’arme -da cui ‘gendarme’- de comun’ la ghe xera.
    la nostra repubblica era ricca non solo per il commercio o perchè sapeva fare ‘muxina’, ma anche perchè la gente si occupava di se stessa e si proteggeva (sia in salute che in proprietà ecc.), quindi risparmio dell’erario.
    ma la vera ricchezza stava nel fatto che la repubblica, così facendo, aveva fatto maturare nel nostro popolo la consapevolezza dell’autosufficienza imprescindibile dall’autodeterminazione e autostima radicati anche nel caso in cui lo stato, per qualche motivo, fosse impossibilitato ad intervenire (la scia di rivolte venete sia nel periodo francese e poi austriaco lo testimoniano. oggi, dopo quasi 221 anni, se ne sentono alcuni echi… ormai fiachi).
    questa è per me levatura non solo morale ma anche spirituale, in quanto devi avere uno spirito incrollabile per durare più di 2 secoli allo sbaraglio.
    soluzione? non ne ho, ma credo fermamente che per andare avanti… dobbiamo tornare indietro. o meglio, torniamo indietro per riprendere il cammino da quella deviazione dove ci hanno costretti verso il binario morto piuttosto che proseguire nella via indicata da una nostra eredità ed esperienza inestimabile. dobbiamo rientrare in carreggiata. siamo fuori anche se alcune modalità straniere ci appaiono più gradevoli… per me sono bricciole anche quelle… diverse da quelle italiane ma pur sempre bricciole.

    comunque grazie per la tua voce con questo articolo.

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