Dedicata a le fémene

di AndreaD

Les-Demoiselles-d’Avignon-PicassoOggi è l’8 marzo Festa delle Donne. Quale occasione migliore per dedicare, a tutte le fémene del mondo,  una poesia ideata e scritta nella nostra marełengoa veneta? Più che una lingua a me pare, quasi quasi, una formula alchemica che trasforma la musica in versi.
Buona lettura e auguri a tutte le fémene!

Łe fémene
(sesizmo e tormento)

Fémene,
strana rasa.
Parlar o tàzar suzo?
A l’è senpre zbajà…

Fémene,
paura de sustarle.
Cofà el viero
A łe par fate de njent,
e invese!
Fémene che łe te sotera…

Fémene,
intełijenti cuande che łe vol,
manco bauche de i òmeni,
ma pì furbe l’è cuełe de na ‘olta.

Ła vita sensa fémene?
Fursi pì beła,
ma… fursi che…
A no ghe sarìa njanca pì vita?

Mai capìo njent mi,
de łe fémene…
A sonti mi cueło fato roverts?

(AndreaD)

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Veneti per merito

di AndreaD

In questi primi giorni di marzo mi ritrovo a festaggiare il Cao de’l Ano (Capodanno Veneto) e, contemporaneamente alle feste, ne approfitto anche per mettere in ordine i pensierini e le riflessioni che si svilupperanno con l’anno nuovo. Ritengo che stiamo vivendo nella fase iniziale della futura rinascita del Popolo Veneto, un fenomeno che si è avviato, e sta procedendo, pur timidamente e con una certa lentezza. Tuttavia sarei un mentitore se dicessi che non si sta muovendo nulla. Anzi! E la prima domanda che mi sorge spontanea è: “chi sono gli attuali Veneti?

La mia modesta opinione è che essere parte di un Popolo vuol dire essere individui che, pur vivendo in libertà, condividono determinati valori e quindi determinati obiettivi. Questo mi conduce al concetto del “progetto condiviso” che viene portato avanti da una comunità, o da un insieme di comunità nella loro interezza. Una volta stabilito questo corollario mi risulta molto difficile pensare che si possa essere Veneti per una mera questione di ius sanguinis piuttosto che di ius solis. Mi spiego. Una discendenza famigliare genuinamente veneta non garantisce nulla in merito alle capacità e alle virtù di una persona: mentre il progresso culturale e tecnologico è cumulativo, e si tramanda di generazione in generazione, il progresso etico e morale parte da zero con ogni individuo e, per ognuno di noi, è destinato a seguire una strada che potrà essere più o meno edificante. Lo stesso ragionamento vale anche per il cosiddetto diritto alla cittadinanza stabilito per meri criteri di oppurtunismo geopolitico: una cittadinaza attribuita d’ufficio, e frettolosamente, non garantisce nulla in merito agli obiettivi e alla buona fede che dovrebbero avere i presunti “neocittadini”.

Quindi la mia domanda è ancora senza risposta. Chi può dire di essere veneto? E in base a cosa si può stabilire ciò?

zendrini2Per fortuna la Storia mi viene in aiuto, e lo fa con la figura di Bernardino Zendrini. Fu egli un matematico e ingegnere idraulico della Repubblica Serenissima, nato in Val Camonica nel 1679. Attorno al 1738 a lui è attribuito il progetto di sostituzione dei deboli argini, che proteggevano Venezia dalle mareggiate, tramite i cosiddetti murazzi cioè le barriere artificiali in pietra d’Istria, cementate con malta idraulica pozzolana, costruite tra Pellestrina e Chioggia. Per onorare la sua memoria, e il suo impegno, il Senato Veneziano fece erigere un busto marmoreo nel Palazzo Ducale di Venezia con la seguente scritta: “Bernardino Zendrini, matematico della Repubblica, per nascita Camuno, per meriti Veneto”. Vi confesso che quando lessi questa frase per la prima volta rimasi piacevolmente sconvolto. Trovo che sia di una potenza sconvolgente perché in essa i nostri avi avevano mirabilmente sintetizzato il principio fondante che sta alla base di tutti i Popoli: quando si vive nel contesto di una comunità, una comunità che funziona e che rispetta la dignità dell’individuo, allora farne parte diventa una questione di merito. E questo criterio, automaticamente, esclude tutti quegli altri concetti basati su schemi razziali e ideologici, ovvero su dei “non-valori”.

Attenzione però, perchè per criterio di merito io non intendo affatto che si debba essere necessariamente eroi, artisti, scienziati ecc… ovvero personaggi destinati a finire sulle pagine dei libri. No, la questione del merito è molto più semplice e “umana”: significa essere persone leali, sincere e coraggiose, e per coraggio io intendo la capacità di saper affrontare la vita, e le altre persone, in modo adulto e responsabile.

Ritengo, quindi, che essere Veneti nel 2016 non sia un privilegio da attribuire in base al nostro cognome o al fatto che viviamo in un territorio che, almeno per ora, è ancora relativamente ricco e prospero. Essere Veneti non è unda-grandi-poteri-derivano-grandi-responsabilita privilegio ma una responsabilità, e questa regola vale per tutti i Popoli del mondo: nel momento stesso che un Popolo viene meno a se stesso la sua decadenza sarà inevitabile. E se noi vogliamo rinascere orgogliosamente Veneti allora dobbiamo dimostrare con la nostra condotta che ce lo meritiamo. Dimostriamo che siamo in grado di amare la nostra Terra, la nostra Cultura e che sappiamo convivere costruttivamente tra di noi e con il resto del mondo.

L’anno che verrà rappresenta un’occasione da sfruttare a fondo per dimostrare che noi “Terzi Veneti” stiamo diventando finalmente adulti e maturi. Ora più che mai è necessario uscire dal bozzolo del cosiddetto venetismo (la fase “larvale” della nostra rinascita) per coinvolgere e lavorare assieme a tutti quei Veneti di buona volontà che ancora non sanno di essere Veneti.

Bon dì e Bon Ano,

AndreaD

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BANCHE POPOLARI E VALORI VENETI

Riceviamo e pubblichiamo:

COMUNICATO STAMPA

valore-moraleIn una società complessa come quella nella quale stiamo vivendo, ci sono valori che sono necessariamente fondamentali ed inalienabili per la serena e proficua convivenza civile. Oggi, come mai nel passato, è indispensabile che coloro che sono ai vertici della piramide sociale incarnino tali valori e siano esempio e garanzia del rispetto degli stessi. Se così non è o non fosse ci si troverebbe nell’inferno della prepotenza dell’arbitrio e della peggiore tirannia.

Oggi come non mai le moderne tecnologie consentono a chi sta ai vertici  strumenti di potere, legali, paralegali ed illegali inauditi al più aspro ed assoluto tiranno medievale. E’ dunque vitale che la nostra società Continua a leggere

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La lente della passione!

di Silvio Fracasso

criticheQuante volte sentiamo dire:

“i Veneti i xe tuti indormesà” …. “non ghe ne frega gninte se va tuto in malora”….  “bisogna eser uniti e no con tanti movimenti/partiti/associazioni” …  “co tute ste barufe no rivaremo da nesuna part” …  bla…bla…bla…. e così via dicendo.

Siamo forse convinti che gli altri Popoli siano diversi dal Nostro?  Che loro non abbiano  conflitti interni e i “casini” del tutto simili ai nostri da gestire ? Siamo convinti che gli altri abbiano un DNA e atteggiamenti diversi dal nostro?

…. ogni storia va da se, ogni Popolo ha le sue dinamiche,  ogni storia  ha la propria trama, ogni Popolo ha il proprio grado di sviluppo:  noi  Veneti abbiamo Continua a leggere

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PARLEMO VENETO E RESTEMO 4 GATI O VOLEMO FAR NA NASION?”

1di Silvio Fracasso

boccaCi siamo ritrovati fino a ora spessissimo  in Riunioni tra Veneti a parlare  e chiedere agli altri di  parlare Veneto.

Penso che  questo sia tra di noi  un impulso naturale,d’altronde se comunemente tutti i giorni  parliamo sempre Veneto, perché mai in pubblico dovremmo parlare italiano?  Logico no ?

Ci parrebbe quasi di fare uno screzio alla nostra  amata patria ! Non vi pare ?

Giustissimo ed ineccepibile in linea di massima, però… riflettendo…  ein effetti mi accorgo  che così facendo sto (e stiamo) dimenticando ed emarginando grosse Continua a leggere

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Veneto: Uomini che odiano le donne

Perché di Genere si può ancora morire

di Anna Iseppon

violenza donneCi sono due casi di cronaca che tengono banco in questi giorni, e che fanno riflettere sulla “giustizia” italiana.  Uno è quello di Ermes Mattielli, un commerciante che aveva scelto di farsi giustizia da solo (ed ha pagato per questo). L’altro riguarda Chiara Insidioso, ragazza di 19 anni ridotta ad un’ombra di se stessa dopo essere stata brutalmente picchiata dal suo compagno… Un compagno che non pagherà mai abbastanza per quanto ha fatto, ma che anzi, l’altro giorno è stato “premiato” dal giudice ottenendo una riduzione della pena di ulteriori 4 anni!

Vorrei che tu riflettessi su una cosa: quante donne ci sono nella tua famiglia? Quante ne incontri ogni giorno al lavoro, al supermercato, al bar, in treno…? Ecco, Continua a leggere

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il Grande Cuore “MADE IN VENETO” !

di Silvio Fracasso

alba-cuore-veneto-futuroGrazie Italia !!!

ma veramente, si si non scherziamo…. ti ringraziamo  di  cuore !

Grazie perchè permetti  al Grande Cuore Veneto di ritornare ad Aprirsi,  di riscoprir chi e cosa siamo.

Questo sotto è il post pubblicato da un Vero Veneto questa mattina, leggetelo:

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Tratto da un post di Francesco Ambrosi :

Sta matina parto pa ndar laorare, a un serto punto uno in bicicreta me fa moto de fermarme.
Me fermo e el me fa : ” scusame ma no ao pratico dea zona (erimo a Tombolo) so da borso del grappa e so drio ndare in serca de lavoro, se ghe ze qualche ditta de trasporti o che fa turni …” .

Se metemo ciacoeare ghe digo un poche de zone indistriai o ditte… El gavea el zaino co na seccia de curicueum. 

Aea fine me fa” bon grassie, me vergogno domandartei, ma ghetu un euro che me toeo l’acqua pa impienarme a boracia? ” .

Ghe go da 10 euro e ghe go dito “capo, tote anca un panin ” .

E lu ” ma no ma sito mato no i voio” e el me i ga butai rento a machina.

Ghe go dito o te i ciapi tutti o niente. Li ga ciapai, nol savea pi come ringrasiarme el se ga messo criare.
Vara come che semo ridotti, i schei pa i singani pero’ i ghe ze sempre….

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(Lasciando ovviamente perdere el discorso dei “singani”, un fenomeno semplice ma reso complicato dalla solita malagestione italica…..)

1.100 Anni  di Grandissimo Splendore Serenissimo ci avevano offuscato e corrotto l’Anima, avevamo perso la nostra intraprendenza Veneta, avevamo bisogno di un Continua a leggere

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10 febbraio – Il Giorno del Ricordo

In memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata

di Anna Iseppon
schema foibe

schema di una foiba

Tra il 1943 ed il 1947 migliaia di persone furono barbaramente uccise nei territori dell’Istria e della Dalmazia. Un massacro passato sotto silenzio per troppo tempo, una strage di cui si sa ancora poco e di cui si parla ancora meno. Una verità scomoda da rivelare, tanto che ancor oggi in alcuni dizionari il termine “foiba” non viene riportato, o viene riportato solo nel suo significato letterale, geologico¹!

Impossibile una stima precisa delle vittime. Un’indagine del Centro Studi Adriatici del 1989 parla  di 10.137 vittime: 994 infoibate, 5.643 vittime presunte sulla base di segnalazioni locali, 3.174 decedute nei campi di concentramento jugoslavi; altri studi parlano di cifre maggiori, tra i 20 e i 30 mila morti. Oltre 300mila invece Continua a leggere

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UNA SUORA FEMMINISTA NELLA VENEZIA DEL 1600

chiostro-sant-annaElena Cassandra Tarabotti (Venezia 1604-1652) – ora considerata una delle più importanti scrittrici dell’epoca – nacque a Venezia nel sestiere di Castello in una famiglia di origini plebee che si stava sollevando. Ancora bambina e contro la propria volontà, fu costretta a entrare nel monastero di Sant’Anna di Venezia, dove passò il resto della vita sotto il nome di Suor Arcangela Tarabotti. Acculturata e appassionata di musica, attraverso l’attività letteraria  riuscì a superare i confini fisici che la separavano da quel mondo che bramava ma non poteva avere, e stabilì un’ampia rete di contatti letterari mantenendo una fitta corrispondenza con donne ed uomini noti personaggi dell’epoca.

Dopo aver scritto l’Inferno Monacale nel 1633 (mai pubblicato), soggetta a pressioni religiose e calunniata di eccessiva intimità con un “monachino”, Continua a leggere

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LUOGHI COMUNI…e VERITÀ STORICHE

 

 

di Gigio Zanon

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Premetto che sono Veneziano trasferito in Caldiero e che ho scritto diversi libri e saggi sulla Storia di Venezia e del Veneto. Detto ciò, ho avuto la ventura di leggere su l’Arena un articolo del sign. Giuseppe Brugnoli, il quale – come altri denigratori della Repubblica di Venezia – afferma che il suo Governo fu “Illiberale ed oppressivo”. [clicca sull’immagine per ingrandirla]

Sono convinto che questo signore non conosca assolutamente nulla di Venezia e dei suoi millequattrocento anni di storia: unico Stato al mondo ad essere così longevo! Vorrò, pertanto, solo accennare alcuni punti salienti, ad alcune date, per informarlo su quello che lui definisce un regime illiberale ed oppressivo.

Nel 1100 si ebbero Continua a leggere

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